un colpo di piccione

un colpo di piccione

Randy Johnson è stato un grande giocatore di Baseball del secolo scorso: pensate, tra le altre imprese è riuscito a chiudere la partita perfetta! Ha cioè eliminato tutti i giocatori avversari vincendo il match praticamente da solo. Tutti strike, e i suoi compagni non dovettero neppure scendere in campo. Come lui Babe Ruth e un altro paio di grandi. Ma la follia è un’altra! La cosa davvero strana è che, durante una partita di campionato, in diretta TV, ha colpito un piccione al volo! Ora, visto che Randy Johnson non voleva ammazzare il pennuto e che non poteva immaginare che quella sera un piccione suicida gli avrebbe attraversato la strada, questo fu un caso a dir poco fortuito (non per il piccione, ovviamente!).

La storiella appena raccontata la uso durante le mie conferenze spettacolo per introdurre il concetto di praticamente impossibile: qualcosa che può succedere, ma è follia vivere sperando che possa capitare a noi. Il classico “colpo di fortuna”. Concetto quindi utilissimo per capire le dinamiche del gioco d’azzardo.

Altro ingrediente per capir di cosa voglio parlarvi è la sorte costitutiva: tutto quell’insieme di fattori, interni e esterni, che, quando nasciamo, ci caratterizzano e condizionano inevitabilmente. No! “La posizione apparente del Sole rispetto a costellazioni arbitrariamente scelte[1]” non rientra in questo elenco di fattori… Si possono invece elencare, tra gli altri, il corredo genetico, il colore della pelle, la latitudine, la famiglia di appartenenza, il numero di libri presenti nella casa in cui cresciamo, … tutto questo (e molto di più) diventa per ognuno possibilità e zavorra al contempo: ce lo portiamo dietro. Ci condiziona. Saremmo altro se fossimo nati in provincia piuttosto che in città, cresciuti da genitori presenti e amorevoli piuttosto che dalla tata-TV, …

mi sembra giusto ora sottolineare, prima di proseguire, che il presente articolo è stato scritto e programmato prima dell’emergenza sanitaria.

Alla fine di ogni conferenza spettacolo mi piace restare un po’ col pubblico a chiacchierare (solitamente è il tecnico del teatro a tirarmi giù dal palco! Tendo a essere un pelo logorroico!): dopo aver condiviso un’ora in cui si è riso e ci si è stupiti insieme di quanto fisica e matematica possano essere “altro” da quello che appare a volte (troppo spesso) è bellissimo ricevere i commenti, rispondere a dubbi, ragionare su domande e proposte. Domande che a volte si ripetono, altre volte sono mosche bianche, altre ancora ti spiazzano…

Ma lei è lì perché è bravo o perché ha preso un piccione al volo?

Sono a Modena, al Teatro Tenda, ho appena finito la seconda replica della giornata[2] e sto già rispondendo alle prime domande quando un ragazzo dall’ultima fila alza la mano e… cosa mi ha portato lì, di fronte a loro? Talento? Sudore? Fortuna? Mi prendo qualche istante per pensare, poi formulo la mia ipotesi riproponendomi di ripensarci con calma a casa… e così eccomi qui.

Credo sia un mix delle tre cose. Oddio, non so se ho un vero e proprio talento e quanto, nel caso, sia capace di esprimerlo, ma qualcosa di “genetico”, in fondo in fondo, ci deve essere. Però non penso che sia mai sufficiente, la genetica, per spiegare i risultati che si raggiungono o quello che siamo.

Per esempio, nel mio giocolare col diablo rivedo tutte le lezioni prese di Boogie woogie per far colpo su Michela[3]. Oppure nell’andare in monociclo ritrovo tutti gli anni passati tra skate, mountain bike e rollerblade, così come nel cadere, sempre col monociclo, ritrovo i 10 anni di judo[4]! Lo star su un palco, invece, riflette l’accademia fatta e tutti i workshop successivi ma, al tempo stesso, contiene tutta la mia memoria emotiva e i film visti e i libri letti e … così come per la comprensione e conoscenza delle materie che divulgo: tutto lo studiato, tutto il riflettuto, tutto il visto, … insomma, calco i palcoscenici perché sono bravo (e poco modesto), e sono bravo un po’ perché ho avuto una buona sorte costitutiva e un po’ perché ho vissuto una marea di esperienze di cui ho fatto tesoro e che si sono sommate assieme… ma non solo. Mi piace allenarmi, sono uno stakanovista, sono ordinato, sono multitasking[5]… insomma, mi sbatto (come direbbero i miei ragazzi!) e anche questo aiuta… ma, ancora una volta, non è tutto!

Penso, nel mio percorso professionale, di aver avuto anche tanti “colpi di piccione”! E senza di loro non avrei quello che ho!

Per esempio negli anni ho incontrato persone[6] che hanno creduto in quello che proponevo e mi hanno dato più di una occasione per crescere attraverso vetrine importanti come il convegno nazionale AIF (Associazione per l’Insegnamento della Fisica), il palcoscenico di Bergamo Scienza, la platea del convegno nazionale di didattica della matematica, …

E i colleghi[7], che di anno in anno han deciso di proporre nelle scuole i miei lavori … e solo chi fa l’insegnante sa quanta fatica costi organizzare attività come queste! Devo molto a tutti loro, senza questi eroi (che sfidano resistenze degli altri colleghi, i labirinti della burocrazia, l’inerzia dei ragazzi, il rischio di spendere i soldi della scuola che, come potrete immaginare, non sono mai abbastanza) non avrei mai potuto e non potrei far girare tanto i miei lavori…

E poi ci sono state occasioni veramente fortuite! Bruna Fergnani[8] che mi fa notare i possibili collegamenti tra giocoleria e fisica e che mi propone di lavorarci su (nel lontano 2005), Piergiorgio Odifreddi che vede un mio lavoro e mi suggerisce di investire su questo mestiere (da cui il mio prendere un part time da scuola), …

Insomma sono quello che sono (che è tranquillamente mutuabile in siamo quello che siamo) grazie a sorte costitutiva, vissuti, attitudini, impegno e colpi di fortuna… e nessuno di questi fattori da solo basta.

Detto ciò, si gioca con le carte che si hanno in mano, ma quando arriva la mano buona ci si deve far trovare pronti! Ecco, ancora una volta, l’importanza dello studiare, del formarsi, dell’esperire… in attesa di un colpo di piccione!

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[1] Citazione da Sheldon di Big Bang Theory

[2] Lasciate che esprima tutta la contentezza che provo in questi giorni e che la condivida con voi! Non solo le date sono tante e numerose sono le doppie in giornata, ma soprattutto il mio fisico, nonostante i 43 anni suonati, regge! Giubiliamo!!!

[3] Chissà che fine ha fatto…?

[4] Utilissimo per imparare a cadere senza sfracellarsi!

[5] Per esempio stamattina ero a Nonantola per una performance, poi son passato da casa e durante il tragitto ho ripassato il testo di Dreamy Physics, ho emesso la fattura elettronica per il lavoro appena svolto, fatto un poco di contabilità e la doccia e sono venuto  a scuola. Ora, mentre scrivo, sto facendo ricevimento genitori (ne ho ricevuti 15, ho un buco di mezzora, un altro appuntamento, un’ora libera e un ultimo genitore alle 17:45…) e stasera preparerò le lezioni per domani!

[6] In ordine rigorosamente casuale e dimenticandomene sicuramente qualcuno (e mi scuso!): Barbara Poli, Olivia Levrini, Silvia Sbaragli, Bruno d’Amore, Angelo Lissoni, Giorgio Haeusermann, Silvano Sgrignoli, …

[7] Evito di ricordarne alcuni solo perché farei torto agli altri e tutti sarebbero troppi! Mi limito solo a citare Silvia De Francesco perché detiene il record di “continuità”: è dal 2009 mi “sopporta” e “supporta”!

[8] Mia tutor alla SSIS: la scuola di specializzazione per l’insegnamento nelle scuole secondarie di secondo grado. Un bell’esperimento del I governo Prodi per formare i formatori… purtroppo un progetto fermatosi al VII ciclo…

2 thoughts on “un colpo di piccione”

  1. Uno dei piccioni ringrazia e avvisa di essere sopravvissuta all’impatto solo per godersi lo sviluppo della partita. E la partita non è finita.

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