regole e libertà

regole e libertà

Sapete cosa sono i murales? I disegni sui muri, fatti con bombolette spray. Ho un amico che a fare graffiti è un mostro! No, non brutto: bravo!  Bene, ha provato a insegnarmi! Sapete come è andata a finire? Esatto! Faccio schifo! Ogni volta che faccio un tratto sul muro, quello cola! Questo cosa vuol dire? (pausa) Esatto, che faccio schifo! Ma questo l’ho già detto io, grazie! No, questo vuol dire che ora che ho provato, ora che conosco le regole che li governano, ora, non prima, li apprezzo di più. Quei tratti così fini, quei colori così nitidi! Ora che conosco le regole che governano i murales, quando vedo questi quadri, rimango a bocca aperta! I quadri, mi raccomando! Non parlo delle Tag! Se devi scrivere solo il tuo nome perché vuoi marchiare il territorio, ti prego, fallo nel bagno di tua nonna! Facendo questo lavoro giro molto, soprattutto le periferie. E da quando ho conosciuto le regole che governano i graffiti mi ci perdo, a guardarli! Conoscere le regole aiuta ad apprezzare il mondo. A scuola, tutti abbiamo materie che non ci piacciono. Ma studiare le varie materie, anche quelle che non piacciono, ci aiuta a capire le regole che governano il mondo. Cosa volete di più, dalla vita, che capire e apprezzare il mondo in cui vivete? …le regole ci sono, vanno solo capite. Un po’ come le persone”.

Questo il pensiero che conclude Fisica Sognante (ma molto di più troverete nel mio nuovo libro: Lo spettacolo della Fisica, in uscita a metà marzo) l’ultima riflessione in coda a spiegazioni di principi di conservazione, leggi fisiche e definizioni di grandezze che riguardano il mondo della giocoleria, ma non solo. È un momento che amo. Dopo più di un’ora in cui alterno esibizioni tecniche con monologhi divulgativi e teatralmente comici al contempo questo è un passaggio in cui il tempo sembra dilatarsi. Rallenta tutto, mi rilasso, e metto questo semino, nel buco creato nell’ora precedente. È una riflessione che sento molto mia e che spero condividiate, anche se penso che buttata lì, così, all’inizio di questa paginetta, non abbia la stessa forza che ha sul palco. Ma dopo anni che mi limito a riproporla, mi sento ora di voler aggiungere qualcosa.

Questa estate ho seguito un workshop[1] con Paolo Nani[2]: 7 giorni, 7 ore al giorno! Bellissimo! Un po’ perché ho preso albergo vicino al Filodrammatici di Milano e per tre giorni mi sono mosso intorno al Duomo a piedi, un po’ perché il gruppo formatosi era fatto di gente proprio bella e interessante, ma soprattutto perché da lui c’è un mondo da imparare. E poi, quando vivi questi momenti di full immersion, sembra davvero di essere in un mondo parallelo: tutto è lontano (a partir da problemi e preoccupazioni) e il gruppo, così come il lavoro che si fa, diventano centro: dei pensieri, delle energie spese, del tempo vissuto. Sono rientrato così a casa da questa “vacanza-studio” pieno di spunti e idee, rigenerato, rilassato e carico al contempo. Improvvisazioni, training autogeni, produzione di scene, riflessioni condivise, visioni di video, interviste: un turbinio di attività centrate sullo studio di tre pilastri di ogni scena: gioco, stile, timing.

Il gioco è il motore attorno cui si costruisce una scena. Perché funzioni le regole devono essere chiare. I giochi possono essere nello spazio, con gli altri, con sé stessi, con il pubblico…

Lo stile è la forma, da non confondere con il genere che è il contenuto. È una combinazione di ingredienti diversi, difficile da definire, ma che, una volta fatti alcuni esempi, diventa subito chiaro! Esiste lo stile western, il musical, il tragico, il clownesco e il nonsense, poi c’è l’epico, il teatro-danza, l’horror, il documentaristico, il politico e il divulgativo e ancora musical, cabaret, mitologico, … Per definire uno stile si deve quindi riflettere sulla musica che lo incarna, su cosa vedo/sento, sul tempo e la sua gestione, sullo spazio e la sua gestione, …

Il timing infine è il ritmo con il quale si può recitare una scena, uno spostamento o anche una singola battuta. Le variazioni sul timing permettono di vivere gli show come fossero sempre nuovi.

Bellissimo è stato riflettere su questi concetti ed esperirne il senso, scoprire che molte cose le avevo intuite e scoperte negli anni sul campo per poi vederle formalizzate e palesate, approfondirle attraverso l’esercizio, la teoria, il confronto con gli altri. Ma oltre a tutto questo sono tornato a casa con una consapevolezza nuova! È dentro le regole, grazie a dei paletti, che si riesce a essere più creativi. La libertà, a volte, paralizza. Limiti, anche quando stringenti, costringono invece a inventare, trovare strategie, danno un là inaspettato alla creatività!

Uno degli esercizi proposti è stato quello di riproporre Biancaneve in 3 minuti con uno stile molto particolare: sincopato, veloce, con frasi in inglese, con qualche parolaccia, … uno stile estrapolato dall’osservazione di un video preso dalla rete che raccontava la storia di tutto l’Universo, dal Big Bang ai giorni nostri, in 6 minuti!

Divisi in gruppi da tre abbiamo avuto solo un’ora per produrre il lavoro e portarlo in scena. Lavoro che è stato poi criticato e sul quale ci hanno proposto modifiche.

Il giorno seguente ci è stato chiesto di riprendere quella scena e di allungarla di un paio di minuti, aggiungendo, oltre alle correzioni proposte il giorno precedente, errori e virtuosismi degli attori. Dopo un’altra ora di lavoro nuovamente scena e proposta di modifiche o correzioni.

Il terzo giorno stessa storia: ripresa la scena, allungata di due minuti, con l’aggiunta di ricette ed esagerazioni… Bene, questo il lavoro finito, in sole tre ore di lavoro.

A voi un giudizio. Il mio è netto, più consapevolezza nuova che semplice appreso: le regole aiutano ad essere liberi. Almeno di creare.
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[1] Lo faccio spesso. Credo che la formazione di un docente dovrebbe essere continua e a 360° e la parte “teatrale” è una di quelle da approfondire – quando ho scritto il presente articolo era marzo 2019

[2] Consiglio! Consiglio! Consiglio! Sia il suo spettacolo di punta, La lettera (in cui ripete con un quindicina di stili diversi la stessa scena: esilarante!) che le sue lezioni (soprattutto a chi ha già basi teatrali solide).

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