quando il mondo entra in aula

Quando il mondo entra in aula

Prof, ha saputo?”.

Chi si è fidanzato?”.

No, prof, la Russia ha attaccato. Stanno bombardando Kiev”.

La sera, da quando papà, vado a letto presto e spengo il cellulare ancor prima. La mattina, invece, mi alzo alle 6:20, esco di casa in 10, massimo 12 minuti e nel tragitto, tra macchina e bus, non ascolto la radio né guardo il telefono (fatto salvo per i messaggi privati) perché sto per debuttare con un nuovo lavoro e ripasso il copione. Al bar, prima di entrare a scuola, leggo il giornale, poi compilo il registro elettronico e…

No, non so nulla. Chi ha informazioni? Volete condividere?”.

Fare scuola è così: hai progettato la lezione, sai da dove partirai, sai dove vorresti[1] arrivare, poi il mondo irrompe in aula e…

Scusate” mi giustifico io, dopo che hanno esternato paure, dubbi, opinioni, “ne so di politica estera quanto voi di matematica”. Risatina generale, ignari, forse, che ero stato onesto. Poi condivido con loro il poco che so: la situazione della popolazione ucraina, divisa tra filorussi e filooccidentali, l’esposizione del nostro paese (tra gas e banche), … fatti, poco altro.

Secondo lei l’Italia dovrebbe intervenire?”. E mentre loro ricominciano a discutere, tra interventisti e prudenti, idealisti e spaventati, mi rendo conto che non è giusto dar loro una risposta.

Vi racconto una storia”, per altro vera e raccontatami dalla protagonista non più tardi del giorno prima. “Io, come sapete, il mercoledì pomeriggio tengo il corso di teatro. Finisco scuola alle due e il corso inizia alle 14:40, quindi ho più o meno mezzora per la pausa pranzo. Per il caffè vado sempre al bar all’angolo, presente? Bene, non so se lo sapete ma è gestito da madre e figlia. La ragazza ha, credo, 25, massimo 27 anni. La settimana scorsa un uomo sui 50, evidentemente alterato dai fumi dell’alcol, ha fatto cadere un bicchiere che gli era stato servito e ha cominciato ad inveire con la ragazza, la mamma non c’era. A quanto pare, a detta dell’uomo, avrebbe dovuto portare lei il bicchiere fuori, su un tavolino, così lui non lo avrebbe fatto cadere. La barista non ha detto nulla, si è limitata a raccogliere i cocci e pulire il pavimento mentre l’avventore alzava i toni, offendeva, urlava. Presenti 4 o 5 habitué, non amici delle due, ma persone che frequentano il bar tutti i giorni. Sapete cosa hanno fatto? Se ne sono andati. Mentre l’ubriaco continuava a sbraitare”.

(pausa)

Ora, non so cosa avrei fatto se fossi stato lì, nelle situazioni bisogna trovarcisi, ma ho un’idea di come vorrei essere capace di reagire. E voi, considerando tutto, rischi, possibilità, rapporti… cosa avreste fatto?”.

La domanda è rimasta sospesa in aria qualche istante, senza risposta, poi abbiamo cominciato lezione.

Aggiungo che su questo blog non ho mai parlato di politica e non intendo cominciare a farlo ora. È una condivisione di come ieri ho gestito la classe nei primi minuti di lezione. Mi piacerebbe, da parte vostra, un commento in merito, magari un consiglio. Perché, come docenti, abbiamo responsabilità enormi, ma nessuna formazione in merito.


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[1] Perché troppo spesso domande, dubbi e curiosità ti portano altrove: tra ripasso, approfondimenti e spoiler.

4 thoughts on “quando il mondo entra in aula”

  1. Io prima di tutto li ho ascoltati, lasciandoli condividere sensazioni, pensieri. Poi li ho invitati a non fermarsi al “schifo la guerra, viva la pace” ma a chiedersi le ragioni che possono portare a un conflitto. Ci siamo lasciati con un compito: trovare un articolo, portarlo in classe con il link e parlarne.

  2. Non mi viene in mente modo migliore di questo in cui avresti potuto gestire / affrontare la cosa in aula… Sicuramente io avrei fatto molto meno e peggio di così…

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