problema globale (due riflessioni)

5 Novembre 2019

Il seguente articolo inquadra il problema del riscaldamento globale ed elenca le prove della responsabilità antropica, se interessato alla conferenza-spettacolo la si trova qui: PROBLEMA GLOBALE


Problema globale (due riflessioni)

Premessa-1: il presente articolo non è il mio campo di studi. Come fisico ho forse solo qualche strumento in più rispetto ad altri per capire gli studi fatti in merito e qui mi limito a riportare quelli, conditi con qualche impressione. La mia opinione (o quella di Rubbia e Zichichi) quindi sta a quella di un climatologo, se si parla di riscaldamento globale, come quella di un ragazzo delle medie sta alla mia, se si parla di relatività einstaniana.

Premessa-2: la premessa-1 non è più vera, o meglio, è vera solo in parte. Ho passato gli ultimi otto mesi (oggi è il 13.02.2020) ad approfondire il tema, tra libri, corsi di aggiornamento, conferenze, articoli, video e film. E oggi non solo mi sento di confermare quanto segue, ma sono pronto ad andare in scena con la mia nuova conferenza spettacolo: Problema globale e a tenere un corso di aggiornamento in merito…

Premessa-3: per i più curiosi è pronta una conferenza spettacolo sul tema e un corso di aggiornamento per insegnanti

La posizione della comunità scientifica

La scienza non si basa su atti di fede. Ci sono postulati da cui discendono teoremi e dissertazioni che portano a previsioni che possono essere o meno verificate e ci sono studi statistici ed esperimenti che portano all’individuazione di regolarità che possono, ancora una volta, essere messe alla prova dei fatti. La scienza è quindi falsificabile, per scomodare Popper. Inoltre, oggi più che mai prima, vive in rete: il confronto tra scienziati e nella comunità è continuo e praticamente in tempo reale, nel bene o nel male. Dato di fatto: l’accordo in merito alle cause antropiche del riscaldamento globale è intorno al 97%. Se preferite, di decine di migliaia di articoli analizzati negli ultimi 30 anni redatti da ricercatori di tutto il mondo solo un 3% non riconosce che l’uomo possa avere colpe dirette (nonostante il riscaldamento climatico sia riconosciuto poi anche da buona parte di esse come un problema reale). Mi chiedo come sia possibile mettere in dubbio di come la comunità sia in accordo: cosa ci si aspettava? Un 100%? In materie empiriche? In un qualcosa (la climatologia) che non può essere scevra da convinzioni personali e interessi privati[1]?

La strategia del tabacco

Quando la comunità scientifica denuncia un pericolo con dati alla mano qual è il modo migliore, per chi avesse interessi altri, per evitare leggi restrittive o vincoli? Certamente non combattere nel suo campo: i dati sono difficilmente contestabili. La tecnica adottata, in passato come oggi, è tanto semplice quanto meschina: dare voce al dubbio. “Servono altre prove”, “I dati sono pochi”, “Non c’è pieno accordo tra gli stessi scienziati”, sino alla pubblicazione di (rarissimi) documenti “contro”, che diventano emblema della (presunta e non veritiera) divisione. Più che sufficiente per procrastinare le azioni del legislatore. Fu così per il tabacco e per l’amianto, è così oggi per la CO2. Pensate che il mettere in dubbio la possibilità del fumo di causare tumori ha permesso di far slittare le leggi contro lo stesso di una generazione almeno[2].

Di cosa stiamo parlando?

Tralasciando quindi (volutamente) le (rarissime e poco titolate) voci contro, quali sono questi dati? Prima di snocciolarli, non me ne vogliano gli esperti (ma se lo siete, che leggete a fare?), che differenza c’è tra meteo e clima? Non me ne vogliano neppure alcuni politici de ‘no altri, ma le affermazioni tipo “da quando hanno lanciato l’allarme del riscaldamento globale fa un freddo dell’ostia: fa freddo, c’è la nebbia, quindi io lo sto aspettando, questo riscaldamento globale!” sono (a voler essere buoni) sciocche e celano (male) ignoranza, quando non malafede. Per meteo si intende, volendo semplificare molto, quello che vedo fuori dalla finestra, mentre il clima è ciò che deduco da (almeno) molti decenni di osservazioni in un determinato luogo. La meteorologia prevede quindi di studiare le condizioni meteo delle regioni vicine, la dinamica delle zone di alta e bassa pressione, il variare della temperatura, le precipitazioni, venti e nubi, la morfologia del territorio, eccetera, nell’ottica di fare previsioni a breve periodo. Le previsioni meteo sono quindi con un orizzonte di pochi giorni o poche ore e possono cambiare anche radicalmente in pochissimo tempo. La climatologia, per contro, è la media dei valori metereologici osservati. I cambiamenti climatici, riferendosi quindi a medie su lungo e lunghissimo periodo, sono molto più lenti, analizzabili, prevedibili. Cambiamenti repentini di meteo, con eventi estremi di caldo e freddo, possono quindi corrispondere tranquillamente a una temperatura media globale in aumento. Ed è questo che la comunità scientifica sta denunciando da tempo, quasi inascoltata (la prima conferenza sul clima fu ne 1979! E già allora si denunciava il problema…).

Il cambiamento climatico e il riscaldamento globale.

Il clima è sempre cambiato e cambierà ancora. La domanda importante è se e quanto questo sia causa dell’uomo e se e quanto quest’ultimo possa o debba intervenire.

2

Analizzando i famosi dati risulta che la temperatura media del globo ha subito sempre variazioni, anche importanti! Rispetto alla temperatura attuale, nel Permiano (250 milioni di anni fa), per esempio, ha oscillato più volte entro 18 gradi, ma in un lasso di tempo di decine di milioni di anni. Nel Pliocene (5 milioni di anni fa – dalla comparsa dei primi ominidi sino all’epoca dell’Homo Erectus) è variata invece di più o meno 4 gradi. Negli ultimi 60.000 anni (comparsa dell’Homo Sapiens) un “lungo” periodo freddo è stato seguito da una grande stabilità termica: 11.000 anni in cui la temperatura è variata di più o meno 0,3 gradi. Epoca, quest’ultima, che ha visto lo sviluppo di tutte le civiltà storiche. Nell’ultimo periodo si registra infine una variazione di circa mezzo grado in più. Variazione importante non tanto in valore assoluto, quanto, piuttosto, in termini di rapidità! L’aumento, nel tempo, presenta un andamento esponenziale! Durante la glaciazione la temperatura variava di circa un grado ogni mille anni, nell’ultimo secolo di 0,8 gradi ogni cento anni, oggi di 0,2 gradi ogni dieci anni! Una variazione che è passata da 1, a 8, a 20 volte[3].

Le cause antropiche.

L’impennata delle emissioni di CO2 inizia a metà del 1800. Nel 1858 ebbe inizio l’utilizzo della termodinamica a livello industriale. Nel 1859 vide la luce il primo pozzo petrolifero.

Se si confrontano i grafici riguardanti questo incremento esponenziale della temperatura con le possibili cause (variazioni dell’orbita terrestre, attività solare, attività vulcanica, la somma di tutti questi, la deforestazione, l’inquinamento dovuto all’ozono, l’inquinamento da aerosol) nessuna di queste riesce a spiegare, se non in minima parte, il riscaldamento globale! Neppure tutte insieme! L’aerosol, tra l’altro, provoca un calo della temperatura degli oceani, ma purtroppo provoca anche le piogge acide! No: l’unica causa che ha un andamento simile è l’emissione di CO2 da parte dell’uomo. Se poi si combinano insieme tutti i fattori la correlazione è spaventosa![4]

Le conseguenze del riscaldamento globale.

Non giriamoci tanto attorno:

  • scioglimento dei ghiacciai;
  • modifica della circolazione di correnti oceaniche e atmosferiche;
  • intensificazione di precipitazioni e siccità (anche a latitudini inattese);
  • desertificazione e aumento del livello delle acque;
  • surriscaldamento e acidificazione degli oceani;

Tutto questo sconvolgerà (sta già sconvolgendo) interi ecosistemi e le conseguenze per l’uomo potrebbero essere gravissime. E irrimediabili. E questo “potrebbe”, stando alle campane suonate da più fonti autorevoli, è molto probabile.

Stiamo parlando di problemi nella disponibilità di risorse idriche, deterioramento del territorio e diminuzione della disponibilità di cibo, erosione delle coste, alluvioni, ondate di calore, uragani sempre più intensi sino alla diffusione di malattie infettive in zone diverse del pianeta rispetto a quelle in cui sono solitamente rinchiuse.

Stiamo parlando di un aumento della povertà, di un aumento delle migrazioni, di un aumento dei conflitti.

Conclusioni.

Non sono un climatologo, ma ho gli strumenti per capire i dati e sono preoccupato.

Non sono un politico, e quindi non ho soluzioni articolate da proporre che tutelino presente e futuro.

Ma sono un cittadino, e quindi chiedo di fare qualcosa. Tutti, a tutti i livelli. Partendo dal denunciare e combattere, a livello sia pubblico-politico che privato, chi nega questo Problema globale.

__

Ringrazio fortemente Omar Livoni per la rewiew di queste poche righe: Amico da sempre, ingegnere ma, soprattutto in merito, esperto di clima, energie rinnovabili e riscaldamento climatico.

per i più curiosi è pronta una conferenza spettacolo sul tema e un corso di aggiornamento per insegnanti

riscaldamento: globale fonti e riferimenti

__

Vi siete già iscritti al Blog? Avrete notato che il mio sito è privo di pubblicità?! Cosa aspettate ad iscrivervi? Io non vedo neppure la vostra mail, semplicemente il 5 di ogni mese vi arriverà un messaggio per ricordarvi che è uscito il nuovo articolo! Quello che cerco è un confronto: se quindi condividerete o commenterete, per me, sarà soltanto un regalo.
…e stessa cosa per il canale youtube… vi aspetto!

__

[1] Non sto qui implicitamente sottintendendo che la scienza possa essere in qualche modo “guidata” da interessi privati! Anzi, tutto il contrario: i singoli lavori possono essere in qualche modo faziosi, ma non il loro insieme. Non una maggioranza così ampia. La famosa lettera di 500 “scienziati” è un esempio in tal senso, a partire dal primo firmatario Guus Berkhout, ex professore di geofisica alla Delft University of Technology (1976-2007) che iniziò la sua carriera nella Shell e che è co-fondatore della Climate Intelligence Foundation: un’organizzazione che punta a smentire proprio i presupposti dell’emergenza climatica.

[2] Ne parla meglio e più ampiamente il segretario nazionale del CICAP (Comitato Italiano controllo Affermazioni sulle Pseudoscienze), Massimo Polidoro, in questo Video e nel suo nuovo libro “Il mondo sottosopra”.

[3] Dati presi da “Perché io, scienziato, credo a Greta Thunberg”  – Roberto Battiston, già presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana – Huffington post

[4] I dati riportati sono presi da “What’s really warming the world?” un articolo che analizza i dati del NASA’s Goddard Institute For Space Studies, da leggere assolutamente!

Condividi questo articolo:

8 commenti

  • Per quanto riguarda lo scioglimento dei ghiacciai ho pensato che si potrebbe usare il principio dei cannoni sparaneve, ovvero sparare acqua in aria facendola tramutare in neve ai poli nei periodi più freddi.
    L’acqua dovrebbe essere presa e sparata tramite grosse pompe;la più grossa esistente ha una portata di 535.000 m cubi/h.
    Usandone 2.700 così in 180 giorni si pareggerebbe l’attuale perdita annua di ghiacciaio.
    L’acqua sarebbe ovviamente presa da sotto lo strato di ghiaccio.
    Secondo te potrebbe funzionare? Se no perchè?

    • federico benuzzi

      Non so, bisognerebbe parlare con un ingegnere.
      Io vedo, così, di primonacchito e alle 6 di mattina, due criticità:
      – l’energia le materie prime che servirebbero
      – il fatto che la neve che si ricrea tenderebbe a fondere subito..
      Ma ci penso meglio.

      • Grazie mille per la risposta, per il problema energia pensavo sia al nucleare che al fotovoltaico( il bianco dei ghiacciai riflette moltissimo)
        Fornendo quindi molta luce.
        La materia prima sarebbe presa direttamemente dal mare lì attorno.
        Perchè anche se fatto nel periodo più freddo si scioglierebbe subito la neve creata?
        Ps ovviamente so che la cosa sarebbe ultradispendiosa in termini economici

        • Quella sotto i ghiacci è acqua salata e rischierebbe di contaminare l’acqua dolce che si è ghiacciata

  • non sei un climatologo né un politico; sei comunque un valido divulgatore :-)

  • Omar LivoniOmar Livoni

    La mancanza di cultura e di corretta informazione, il fatto di non volersi sentire in colpa, gli interessi economici e politici, sono le motivazioni che spingono i negazionisti.
    La divulgazione, come questo articolo, serve proprio a contrastare direttamente e poi indirettamente questi punti.
    Il nostro stile di vita e le nostre scelte sono le più grandi forze per contrastare i cambiamenti climatici

    Emozionato di essere stato citato. Non mi ritengo un esperto, ma un grande appassionato!

    Grazie
    Omar

  • La cosa curiosa è che il negazionismo solo di recente si è affermato come negazonismo della causa antropica al riscaldamento globale. Fino a qualche anno fa il negazionismo era sul fatto che la temperatura del pianeta stesse aumentando. Ricordo dispute sul fatto che, scegliendo opportunamente un intervallo di anni nel 21esimo secolo, si poteva concludere che non esisteva evidenza dell’aumento delle temperature. Siccome adesso, con gli ultimi dati, questa tesi non è più sostenibile, allora si è passati al negare che la causa del riscaldamento del pianeta (fatto di per sé non più negabile) sia antropica. Questo si chiama barcamenarsi.

    • federico benuzzi

      Ma è così da sempre, con le posizioni “complottistiche”: mutevoli come poche cose al mondo, pari un colpa ma sin già altrove… che fatica!

Lascia il tuo commento