Perché?

Perché?

Tutti, da bambini, abbiamo attraversato il periodo dei “perché”. Mio padre, invece di rispondermi «perché sì» o ignorarmi, mi raccontava storie. Ancora ricordo gli elettroni come palline con gambe e braccia che correvano dentro tubi colorati come metafora per spiegarmi la corrente elettrica. Immagine suggestiva, anche se questo “modello” mi ha creato qualche problema con l’interpretazione della fisica quantistica…


Qualche anno fa la mamma di un mio amico mi chiamò per chiedermi se sapevo dove comprare un prisma: «Sei un fisico, no?». C’è un grande fraintendimento: si è convinti che i fisici siano onniscienti. Invece un fisico per me è semplicemente qualcuno che sa porsi le “domande giuste”. Un bambino un po’ cresciuto che si chiede “perché?” e cerca risposte strutturate. Una persona curiosa che ha un metodo, nel ricercare.

Si comincia sempre da una domanda “di conoscenza”. «Lasciando cadere da una data altezza due cose, una più pesante dell’altra, quale arriva a terra prima?».

Posto il quesito, si passa a isolare un sistema che lo rappresenta e a fare ipotesi sulle grandezze che descrivono il sistema, o su come andranno le cose. «Prendiamo in considerazione uno zaino e una biro, quali sono i dati che ci interessano? L’altezza da cui li lascio cadere, il tempo che impiegano a toccare terra, la massa, il colore, il nome, la forma…», e ancora «cadrà prima la biro: fende meglio l’aria. Sarà più veloce lo zaino: è rosso Ferrari! Cadranno insieme! Non cadranno?…».

Poi si passa all’esperimento! Salite su un tavolo, prendete penna e zainetto e li lasciate cadere. È successo ciò che avevate predetto? In caso contrario, qualcosa non era corretto nelle grandezze scelte o nelle ipotesi fatte. «Forse il colore dell’oggetto, in questo caso, non era importante!». Cambiate e riprovate.

Se e quando funziona, si passa alla formulazione di una legge. Legge che va poi messa alla prova… Questa volta fate cadere lo zaino e un foglio! «Ma come? Non dovevano cadere assieme, indipendentemente dalla massa?». Se non funziona dovete nuovamente cambiare qualcosa: «Forse l’aria frena… magari appallottolando il foglio… forse la forma influenza la caduta…?», sino a quando prova, legge ed esperimenti concordano. E solo allora arriva il bello!

Le previsioni. Nuove domande. Nuovi “perché”. E il viaggio ricomincia. «Ma gli oggetti che cadono, possono scegliere di non cadere? Perché?».

Questo ciclo avrà mai fine? C’è chi dice sì, come Stephen Hawking: si troverà una “teoria del tutto”, comprensiva delle sue stesse ipotesi, risposta ultima a ogni domanda. C’è chi dice no: come in un eterno paradosso di Zenone, la continua ricerca porterà sempre più vicino al “vero” ma da esso inesorabilmente, infinitamente separata.

Sappiate però che per un fisico, il bello – l’importante – è il viaggio. Perché?

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Il presente articolo è stato pubblicato sulla rubrica “Fisica? Un gioco.” – Sapere, aprile 2018 – ed. Dedalo.

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