Perché uno studente dovrebbe amare la fisica?

5 Giugno 2024

Perché uno studente dovrebbe amare la fisica?

Premessa importante, scelsi di fare fisica, all’università, per motivi che con la fisica c’entravano poco e niente. Protagonisti dei miei “perché” mio padre, il mio prof delle superiori e il secchione della classe.

Da bambino ero molto curioso, subissavo gli altri di “perché? perché? perché?”, e mio padre, invece che prendermi a testate (efficace, anche se non ortodosso) per farmi smettere, mi raccontava storie. Capite? Alimentò la mia curiosità. Non mi stancherò mai di dirlo! Un fisico è un bimbo un po’ cresciuto, che si chiede perché e cerca risposte semplicemente più strutturate di “semplici storie”.

Il mio prof di Fisica – Achille Cristallini – era un gran figo! Arrivava a scuola con auto sportiva, ruote basse, cerchi in lega, finestrini abbassati (anche d’inverno) e musica heavy-metal anche d’inverno! Poi, quando ci vedeva, immancabilmente faceva un testa-coda nel parcheggio. …e in classe faceva battute a raffica! A volte ci si innamora di qualcosa non per la cosa in sé, ma per chi ce la racconta.

A.V. aveva la media del nove in un periodo in cui il voto massimo era 8. Non torno ancora sul significato che ha per me l’appellativo di “secchione”, ma ricordo che, quando si va dal medico, non si va da quello bello, da quello ricco o da quello simpatico – con buona pace per la maggior parte delle serie TV – si va da quello bravo! Son i secchioni che dovrebbero fare i medici, costruire i ponti o (entro certi limiti) fare politica[1]! Bene, lui che era bravo a scuola e studiava per amore di farlo (questa l’accezione per me) il giorno prima del compito di fisica chiamava me per riflettere sugli argomenti da studiare… perché io la “vedevo”, semplicemente. Se qualcosa la capisci è più facile farsela piacere, se poi il secchione ti prende a riferimento… “ciao!”.

Insomma, scelsi di fare fisica già i primi mesi delle superiori – io feci il tecnico. E per fortuna! Non ero un secchione (io volevo fare lo skater!)… se mi fossi iscritto al liceo oggi sarei ancora in III a provare a passare filosofia, storia dell’arte, storia… Scelsi la facoltà, ma non sapevo davvero cosa fosse! Perché tutto ciò che fai alle superiori (vero per fisica, per matematica, ma credo un po’ per tutte le materie) è compreso in 2, 3, massimo 4 esami… ma davanti hai 5 anni! Insomma, quando ti iscrivi all’università non hai idea davvero di cosa ti aspetta!

Mentre scrivo, consapevole che devo ancora rispondere alla domanda in incipit postami a fine replica da un ragazzo di IV superiore, mi rendo conto dell’importanza di noi divulgatori: da un lato perché raccontiamo storie (un po’ come babbo) e lo facciamo (dovremmo…) in modo figo (il mio prof), dall’altro perché argomento dei nostri racconti, spesso, è proprio ciò che a scuola non si vede, quello che viene dopo la linea dell’orizzonte delle superiori, l’ignoto che andrete a scoprire nel viaggio che è l’università, il bello.

Cosa c’è di bello nella fisica? La coerenza del linguaggio, la capacità di fare previsioni, il suo essere occhiali per descrivere la natura, la potenza che ha nel fare emergere regolarità e simmetrie del mondo, ma, su tutto, il fatto che è stata capace di immaginare cose neanche lontanamente pensabili, prima. Il Big bang, il tessuto dello spazio-tempo, l’entaglement, la struttura dell’atomo e del suo nucleo, l’energia che tiene “in vita” le stelle, i cunicoli spazio-temporali, i buchi neri, il multiverso, … E, il bello, è che non sono “favole” stile “i fulmini cadono a terra perché un dio norreno si è adirato con il fratellastro”, ma sono teorie supportate da prove e previsioni, attorno cui poi si crea il consenso scientifico.

Se preferite, è proprio per rispondere a questa domanda che ho scritto il mio ultimo libro… d’altronde: è la fisica, bellezza!


[1] siamo stanchi di essere governati da degli incompetenti, no?

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2 commenti

  • Marina Trovati

    Grazie infinite per gli spunti interessanti, per gli aneddoti che racconti di te stesso e per la curiosità che riesci a seminare nei bambini, nei ragazzi ma pure negli adulti, rispetto alla fisica.

    Un abbraccio! Marina

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