La mala-divulgaciòn

5 Febbraio 2023

La mala-divulgaciòn

La situazione è disperata: le tracce dei laser degli incrociatori imperiali tagliano lo spazio interstellare e colpiscono l’asteroide dietro cui si era nascosto il Millennium Falco mandandolo in frantumi con un fragoroso boato. Non c’è tempo da perdere. Il capitano Solo da l’ordine e Chewbacca attiva il salto nell’iperspazio: le stelle si allungano asintoticamente all’infinito, mentre l’astronave sfugge agli inseguitori appena in tempo.

Credo che tutti abbiamo in mente, se non questa, scene così: potenti, iconiche e… sbagliate. Fisicamente sbagliate.

Liberty distrutta

Innanzitutto i laser: le scie, tanto didascaliche quanto scenografiche, noi non le vedremmo mai, nello spazio vuoto! È esperienza comune (tanto deprecabile quanto da condannare) quella di provare ad accecare i portieri della squadra avversaria durante i calci di rigore: quello che vediamo è il punto in cui il laser colpisce, non il raggio che si propaga. Se così non fosse potremmo risalire al colpevole facilmente, mentre quello che vediamo è la luce riflessa (in tutte le direzioni e quindi anche la nostra) dalla superficie colpita. Quello che percepiamo è un puntino perché “registriamo” i soli raggi che da quella posizione arrivano direttamente al nostro occhio (in realtà si stanno sparpagliando un po’ ovunque…). Le volte che “vediamo il raggio laser” (come in discoteca o all’Eurovision song contest) è perché questo si propaga in un ambiente “sporco” (come quello generato dalle “macchine del fumo”) e quelle che vediamo sono in realtà le particelle in sospensione illuminate dal laser stesso. Nello spazio vuoto, mi spiace, le scie dei laser non dovrebbero esserci.

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Così come non dovrebbe sentirsi rumore alcuno! Il suono è un’onda meccanica e, come tale, necessita di un mezzo per propagarsi. Niente atmosfera, quindi, niente “boato fragoroso”. Mi spiace. Il rumore che fa una supernova quando esplode è… nessun suono.

E poi il salto nell’iperspazio! Trascurando il “fattore tempo” (effetti di dilatazione e contrazione dei tempi che dovrebbero veder cambiare l’età dei naviganti rispetto a chi si sta rilassando nella sala comandi della Morte Nera) le stelle non dovrebbero “allungarsi” ma semplicemente, per effetto doppler, diventare più blu o più rosse, a seconda se ci stiamo avvicinando o allontanando.

Certo, se la fantascienza seguisse tutti i principi e le leggi della fisica sarebbe meno divertente o spettacolare… forse. Dico forse perché Interstellar, dove è evidente lo sforzo di essere “scientificamente corretto”, è un bel lavoro. Insomma, Si può fare!

Premesso che questo delle “balle spaziali” non è prettamente il mio campo (se interessati vi consiglio il lavoro e gli scritti di Luca Perri) perché questo “delirio”? Pochi giorni fa, in chiusura di una replica di Prima, dopo, ora (conferenza spettacolo sulla Relatività ristretta e che quindi porta spesso a parlare di fantascienza), un ragazzo del pubblico mi ha chiesto “Secondo lei, film, video, fumetti e divulgazione in genere, che hanno sicuramente aumentato l’interesse del pubblico verso la scienza, quando sono approssimativi fanno un danno? O vale lo stesso motto che vale per la pubblicità: bene o male non importa, basta che se ne parli?”. Domanda interessante, a cui provo a dare una risposta un po’ più strutturata di quella che ho dato quella mattina.

Innanzitutto distinguerei tra film (di fantascienza e non) e divulgazione scientifica.

I film possono anche essere approssimativi o addirittura “sbagliati”. Il pubblico approccia la fiction consapevole (o almeno spero) della finzione e quindi dovrebbe “prendere con le pinze” tutto ciò che vede. Certo, che si tratti di piccolo o grande schermo, non si può fare disinformazione (spacciare cioè per vero qualcosa che non lo è): un film “storico” non dovrebbe fare rivisitazione senza esplicitamente dichiararlo o, peggio, spacciando il trasmesso per ciò che davvero è successo. Ma se l’obiettivo è incuriosire il pubblico, ben venga. Nella speranza che poi, magari, la gente decida di “approfondire”…

… altro discorso invece per la divulgazione. Le persone generalmente si fidano e questo da in mano a noi divulgatori un grande potere. E come sapete, “da grandi poteri discendono…”, Ben Parker insegna! Mi permetto di proporre, quindi, tre “regoline auree”:

Spiderman
  • Non alimentare misconcezioni – Certo, è difficile essere brevi, efficaci, divertenti (se il registro scelto è quello), chiari e corretti al contempo. Ma divulgare bene è difficile e non ci è stato ordinato dal medico di parlare di un certo argomento. Se non siamo capaci potremmo semplicemente esimerci.
  • Non parlare di ciò che non si sa – Non parlare cioè di ciò che non è del campo di studi o che non si è approfondito a dovere. Non siamo e non possiamo diventare tuttologi o, peggio, opinionisti. Anni fa mi chiesero, per esempio, di parlare di trading: nonostante mi avessero promesso un buon cachet, rifiutai. Ne sapevo troppo poco di finanza per addentrarmi in quei meandri. E quando ho deciso di approfondire il problema del riscaldamento globale (più nelle mie corde, essendo io un fisico) ho dedicato un anno a studiare il tema, prima di scrivere la conferenza spettacolo e iniziare a fare video in merito. E oggi continuo ad aggiornarmi… Poi accendi la tv o tiktok e vedi persone parlare di tutto… sig.
  • Dire qualcosa di scientifico – Nel senso che, quando si fa divulgazione, “qualcosa di scienza” si dovrebbe dire. Tenendo conto quindi del pubblico che si ha di fronte, non ci si dovrebbe limitare a “raccontare la favoletta” sperando che la gente, affascinata, semplicemente si fidi. Ma si dovrebbe chiedere al pubblico “uno sforzo in più”[1].

[1] Questo è uno dei miei “pallini”. In Prima, dopo, ora, per esempio, faccio fare al pubblico l’esperimento mentale sulla relatività della simultaneità (e non solo), mentre nelle conferenze sul gioco d’azzardo calcoliamo insieme la probabilità di vincere al Superenalotto (e molto di più).


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2 commenti

  • Massimo Bernardinello

    Articolo molto interessante, grazie Federico. Ho preso anche il tuo libro ma non ho ancora fatto in tempo a leggerlo. Dai tuoi post di vede l’entusiasmo che ci metti, congratulazioni@

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