Gratta o strappa?

5 Luglio 2023

Gratta o strappa?

Se le dessi questo” – in mano il ragazzo che parlava da metà platea aveva un gratta e vinci da 5€ – “preferirebbe grattarlo o stracciarlo davanti a tutti?”.

Ero a Trento[1], avevo appena finito una replica de L’azzardo del giocoliere, e la domanda è “piovuta” come un fulmine a ciel sereno. Dopo ogni replica il momento del confronto col pubblico è fondamentale e, anche se i ragazzi sono un diesel e ci mettono tempo a carburare, le domande finiscono sempre con l’essere numerose, interessate e interessanti. Essendo però dal 2005 che faccio conferenze spettacolo di divulgazione scientifica le domande spesso, se non nel modo, nei contenuti, si ripetono. Ma una così mai mi era capitata. Ho contato sino a tre e poi ho risposto sicuro: “Lo straccerei”.

Brusio dalla platea, tra chi approvava e chi era onestamene stupito o dubbioso, quando il ragazzo ha aggiunto allungandomi il biglietto: “Se vince può tenere il premio!”.

Mi sono allungato, ho preso in mano il tagliando, ho raccontato qualcosa sulle dinamiche dei gratta e vinci ricordando le quasi vittorie di cui avevo parlato durante la replica e… senza preavviso alcuno, ho stracciato il tagliando platealmente. Stupore, silenzio, applauso.

Azzardo del giocoliere casalecchio per le medie 054

Ma la storia che volevo raccontarvi non è questa. Il pomeriggio, rientrando a Bologna, ho condiviso il racconto sui social e, nel plauso generale, ho trovato anche (e onestamente, inaspettatamente) commenti “contro”… Ci tengo però a sottolineare, commenti educati e ben argomentati! Di quelli che ti spingono a riflettere: ce ne fossero. E così eccomi qui. Ne riporto alcuni stralci:

Chi ha emesso il biglietto ha già ricevuto i soldi: rinunciando a grattare rinunci alla possibilità di togliere i soldi della vincita al banco”.

Rapporto rischio/ricompensa pari a zero: gratta!!”.

Una volta acquistato non comporta nessuna perdita”.

Non teme che, se scoprissero che la cosa più conveniente è grattar,  potrebbero poi mettere in dubbio tutto il contenuto del suo lavoro?”.

Innanzitutto quando sei su un palco, dopo una performance che per un’ora e mezzo ti toglie fiato ed energie, con l’adrenalina degli applausi ancora in corpo, rispondere a qualsiasi domanda e in poco tempo non è facile. Tanto che, a volte, nascono questi “articoli”: perché poi ci rifletti e ti senti di aggiustare il tiro o argomentare meglio. Altre volte solo per condividere. Questa volta per sottolineare una cosa che forse “sfugge” ai più.

Il nostro cervello è strutturato in modo tale da “spingerci” verso le cose che riconosciamo come positive e scappare da quelle pericolose per il nostro essere. In altre parole “programmi” del cervello come la gioia servono per permetterci di riconoscere ciò che per noi è un bene: incontrare un vecchio amico che non vediamo da tempo, un bel piatto di tagliatelle al ragù, vedere la persona amata. Altri programmi, come la paura, ci aiutano invece a rifuggire i pericoli. Sono “algoritmi” impressi nel profondo della nostra mente[2] dall’evoluzione: istintivi, primordiali, essenziali. Sono un qualcosa che ogni essere umano ha, al momento della nascita. L’imprinting, la cultura, la società, i condizionamenti vengono dopo.

Ecco, il gioco d’azzardo lavora su quello. Attraverso dinamiche tanto subdole quanto efficaci – come per esempio le già citate quasi vittorie – ci fa provare brividi di piacere e il nostro cervello, riconoscendoli come “positivi”, li va a cercare. La gente comincia a giocare per i motivi più disparati: emulazione dei pari, fuga da famiglie soffocanti, il bisogno/voglia di vincere, … ma si continua a giocare e ci si ammala di azzardopatia per un solo motivo: si rincorrono quei brividi, nel tentativo di provarli sempre più spesso, come, appunto, una droga. Ed essendo “programmi” del cervello “profondi”, le corde che vanno a toccare, diventano difficili da scardinare e la cultura, la formazione, la coscienza, che vengono dopo, faticano a fare da protezione.

Quello che si deve fare quindi, oltre a sviluppare anticorpi specifici – come la cultura matematico scientifica e la cultura in generale – e a coltivare interessi altri – amicizie, hobby, sport – si deve, quanto più possibile, evitare il rischio di cascarci.

Nei gratta e vinci, per tornare al tema del presente, è il gesto di grattare che da il brivido, è la sua ripetizione che il cervello cerca, è quindi quello che, su tutti, va evitato. Pericolosissimi sono per esempio gli adulti che, per far star buono un bambino, lo prendono sulle ginocchia per “grattare insieme”. E quindi no, consapevole di tutte le implicazioni, credo che lì, sul palco, non avrei potuto dare risposta altra che non fosse quella data: stracciare il tagliando.

Finale: il ragazzo mi ha cercato, mentre i compagni uscivano, per autografare i due pezzi del tagliando. Chissà, forse un giorno varrà qualcosa…


[1] Una delle tante città che ormai mi hanno praticamente “adottato”! È dal 2009 che mi sopportano… Insieme a Trento le città in cui sono invitato da anni e anni con una continuità che mi lusinga sono davvero tante: Varese, Campobasso, Camposampiero, Brescia, Carpi, … In realtà chi mi ha “adottato” sono alcune scuole o associazioni o, in certi casi, alcuni colleghi. Non mi stancherò mai di ringraziarli! In alcune di queste realtà finisce che i ragazzi, in 4 anni di scuola, mi vedono 4 volte con 4 performance diverse… forse potrei candidarmi sindaco, un giorno!

[2] Sto usando mente e cervello come sinonimi. La distinzione qui porterebbe lontano dalle finalità del presente articolo.


Sul tema, come anticipato, ho pronte due conferenze spettacolo – L’azzardo del giocoliere e Il metodo infallibile – che porto in scuole, teatri e festival con un discreto successo da ormai 10 anni, un corso di aggiornamento per docenti e mi hanno pubblicato un libro: La legge del perdente. Se quindi siete interessati c’è modo di approfondire…

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