e se fosse Lei?

e se fosse Lei?

Sei bravo! Perché non vai a Italian’s got talent?”.

A parlare è un ragazzo di III media: ho da poco finito una replica di Fisica Sognante e siamo al momento del confronto finale col pubblico[1]: “probabilmente, sull’onda dell’entusiasmo e preso dalla performace col diablo, è convinto di farmi un complimento”, penso.

Sai, sono anni che mi contattano da diverse reti TV per chiedermi di partecipare a un Talent[2], proponendo a volte anche compensi più che generosi, ma la mia risposta è sempre stata no”. Brusio tra i ragazzi. “Vuoi sapere il perché?”. Il “sì”, questa volta, è in coro. “Risposta sciocca o intelligente?”.

Tutte e due”, risponde il ragazzo, arrivando proprio dove lo volevo portare.

“Ok, tutte e due. Penso che a dirigere il tutto sia Satana”. Risata del pubblico. “Ora la risposta sciocca”. Seconda risata. Poi comincio a snocciolare le motivazioni che mi hanno sempre allontanato da quei programmi. È un discorso che faccio da anni, sempre uguale. La prima volta improvvisai, ma è una domanda che capita spesso, soprattutto quando lavoro per le scuole medie, e quindi si è strutturata in un brogliaccio sempre uguale: quasi un copione. “Ci tengo però ora a sottolineare una cosa, ovviamente prima scherzavo: sono professionisti e fanno il loro lavoro. Però sono anni che c’è una televisione con audience da record e programmi televisivi che partono dall’illusione di poter diventare famosi anche senza una vera e propria gavetta, passando per la commistione tra arte e vita privata, per arrivare a mercificare l’amore. E non va bene, perché ha grande influenza. Soprattutto sui giovani… Vedete, è un grande potere. Non dovrebbe essere usato male. Perché da grandi poteri…”.

“Discendono grandi responsabilità”, rispondono i ragazzi in coro[3]. “Bene.”, penso “Missione compiuta”.

E se fosse Lei, che farebbe?”. A prendere la parola, senza alzare la mano, il ragazzo di prima. La domanda mi spiazza, posta così, a bruciapelo. La freschezza e l’ingenuità con cui è stata posta fanno il resto del lavoro lasciandomi, una volta tanto, senza parole.

Abbozzo una risposta, non ricordo neppure esattamente cosa dissi, e vengo salvato dalla campanella. Ma prometto (a lui e a me) di pensarci su, perché criticare senza proporre è troppo facile… e così eccomi qui, a un anno da quella replica, senza avere ancora una risposta definitiva…

Innanzitutto non è il mio mestiere, fare TV di intrattenimento. Così come non è il mio mestiere fare il pane. Ma so riconoscere una pagnotta ben fatta da una che è meglio non mangiare, una focaccia morbida e saporita da una rinsecchita e sciapa. E così come posso segnalare al mio panettiere qualcosa che non va, senza esser chiamato io a infornare, posso denunciare storture dell’intrattenimento televisivo senza dover progettare programmi o palinsesti.

Aggiungo però che se è vero che il pubblico oggi “chiede” certe cose, è anche vero che non sono scritte su libri sacri con origine nella notte dei tempi! Sono programmi, abitudini, dinamiche nate con la televisione moderna, che solleticano gli appetiti più “di pancia” e “facili da soddisfare” e che sono privi di un obiettivo educativo o sociale. Ma sono anche prodotti di cui nessuno aveva mai chiesto la pubblicazione o sentito il bisogno, prima che vedessero la luce. Insomma, sono convinto che se oggi la gente “chiede” è perché questo gli si offre e a questo li si è abituati. Si può tranquillamente cambiare strada. Ci vorrebbero però persone illuminate, tra produttori e sceneggiatori, che avessero in primis a mente un obiettivo da perseguire e che progettassero poi di conseguenza il lavoro. Partendo cioè non da “cosa piace” o da “cosa mi fa vendere di più” ma da “cosa voglio comunicare?”, “che idea ho di società?”.

Se dovessi scegliere vorrei programmi che parlassero di cultura e arte in modo vario. Lodevole il lavoro degli Angela, negli anni, ma si può fare altro, per catturare una fascia di pubblico sempre maggiore! Si può renderle “spettacolo”, “gioco”, “sfida”, “viaggio”, “ricerca” e tanto altro ancora.

E vorrei dibattiti e confronti veri, su temi vari, non urlati o offensivi, con esperti e non opinionisti, magari bravi anche nel divulgare[4].

E vorrei sport commentato in maniera leggera e tecnica al contempo, ma senza spettacolarizzazioni sciape, discussioni infinite sul niente, e processi, ricorsi, appelli e cassazioni varie. Ma soprattutto vorrei tutti gli sport, perché non trovo nulla di più bello del virtuosismo, frutto di anni di sacrificio e allenamenti, ma anche di estro, fantasia e talento. Calcio, quindi, ma anche pallacanestro, pallavolo, rugby, tennis, baseball, ping-pong, per arrivare a judo, biliardo, karate, pattini, scherma…

E, lo ammetto, se mi verrà chiesto nuovamente di partecipare a un Talent, magari questa volta dirò di sì. Provando a portare il “divulgare”, come lo intendo io, al grande pubblico. Chissà…

Insomma, c’è un mondo di possibilità per ridare dignità alla tv (analogica, digitale o web che sia), e chi ha la possibilità (l’onore? La responsabilità?) di farla deve farsene carico. Assumendosi onori e oneri. E accettando le critiche sul pane raffermo. Ecco cosa penso di certe trasmissioni. Sono pane raffermo… E quello che farei, se fossi panettiere, sarebbe provare a farne di nuovo e fresco.

…qualcuno tra quelli che leggono vuole darmene la possibilità? Io mi metterei in gioco volentieri!

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[1] E le domande sono sempre su mille fronti diversi: dalla matematica all’insegnamento, dal fare teatro alla vita privata. E visto che “non esistono domande sciocche, ma solo risposte superficiali” (auto cit.) ogni mano alzata è l’occasione per ragionare su qualcosa: dalla fisica all’arte, dalle intelligenze multiple allo studio, …

[2] Cosa di cui non ha senso vantarsi perché in realtà è una ricerca che fanno a tappeto, soprattutto navigando in rete…

[3] Da sempre uso citazioni da film, cartoni animati e serie TV per spiegare alle nuove generazioni cosa intendo. E funziona. E da sempre mi racconto che li guardo proprio per “formarmi”, come divulgatore o insegnante: spaccio cioè Il trono di spade o Naruto come corsi di formazione, quando in realtà semplicemente mi piacciono!

[4] Troppo spesso si lascia la parola a “tecnici” che non si sono mai posti il problema di come l’altro recepisca, col risultato di ammorbare, quando non allontanare.

One thought on “e se fosse Lei?”

  1. Mi era piaciuto molto l’articolo sui talent e apprezzo che ci sia stato un seguito.

    Tuttavia penso che sia fondamentale tenere presente che la gente segue gli incentivi. Per quanto possiamo trovare persone esemplari mosse dall’altruismo e non dall’interesse personale, non possiamo ignorare il fatto che a muovere gran parte della popolazione sia l’interesse personale. Risparmierò citazioni di Adam Smith su barbieri e macellai, ma penso ci siamo capiti…

    Quando si afferma “se oggi la gente “chiede” è perché questo gli si offre e a questo li si è abituati. Si può tranquillamente cambiare strada”, non sono totalmente d’accordo. Non sono così convinto che l’ovverta generi domanda, proprio come principio! Ma anche se fosse possibile, questo non può avvenire senza ulteriori investimenti. Per un certo periodo la pubblicità pagherà molto meno perché almeno inizialmente, sostituendo un programma leggero con uno culturale, ci sarà un calo di “audience”. Questa differenza di entrate la dovrà colmare lo stato. Questi investimenti sono necessari anche se volessimo promuovere sport diversi dal calcio.
    Mi sembra una questione di economia spicciola. Se vogliamo vendere una nuova bevanda, dovremo investire in pubblicità. Se vogliamo promuovere una trasmissione culturale, dovremo allo stesso modo investire in pubblicità. Questa pubblicità la si paga in mancate entrate dovute alla riduzione dello share almeno in un primo periodo.

    La mia impressione, però, è che si confonda la causa con l’effetto. È facile affermare che gli italiani sarebbero ignoranti per colpa di Barbara D’Urso e dei cinepanattoni… La realtà, però, è che l’Italia è da anni uno dei paesi europei spendono meno in istruzione. I governi di ogni colore che si sono alternati sono ugualmente responsabili. I programmi culturali sono pochi perché li guardano in pochi e i dibattiti urlati sono molti perché piacciono a molti. Pesare di poter correggere la carenza di persone istruite agendo sugli effetti invece che sulle cause mi sembra solo un modo di scagionare i governi che non hanno investito in istruzione finora.

    Detto questo, le rinnovo i miei complimenti per il suo lavoro.
    Buona giornata

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