Che strumento sei?

5 Febbraio 2022

Che strumento sei?

“Ogni studente suona il suo strumento, non c’è nulla da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa solo bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme. Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica. Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini[1].

Ho trovato questa citazione sul profilo di una collega, su faccialibro, e appena l’ho letta ho sentito che qualcosa non mi tornava… “Il solito polemico”, ho pensato subito, “Cosa ci trovi di sbagliato? Sono cose che hai sempre detto anche tu! Ma…”. “Tutto ciò che viene prima della parola ma non conta niente[2]. Ora, forse il bastardo di Casa Stark stava esagerando, d’altronde “se era tanto furbo, perché è morto?[3], ma quel senso di “qualcosa non torna” non se ne andava. Anzi, più passava il tempo e più cresceva… e così eccomi qui, a rifletterci su.

Innanzitutto non mi piace quel “non c’è nulla da fare”. Davvero è ineluttabile, il destino impresso nei geni? O un possessore di triangolo può comprare una chitarra e lavorarci su? Certo, forse non imparerà mai arpeggi particolarmente complessi o a improvvisare un assolo, però potrebbe imparare qualche accordo di accompagnamento da fare davanti a un falò in spiaggia o arrivare a suonare insieme ad altri 4 amici in un piccolo complessino rock che fa le prove nel garage di uno del gruppo. L’importante credo sia che, chi deve aiutarlo a imparare a suonare, da un lato non dimentichi che è nato con un triangolo e che su quello deve lavorare, dall’altro lo aiuti a mettersi alla prova, a seguire sogni e aspirazioni, a diventare altro.

Poi verissimo: “una buona classe non è un reggimento che marcia al passo”, i tempi sono diversi così come sono diverse le esigenze e le possibilità. È questa una delle cose che rende il mestiere dell’insegnante tanto difficile e importante. Ma… ma un conto è chiedere a tutti di diventare primi violini o chiedere che i pesci imparino a salire sugli alberi, un altro è pretendere che tutti abbiano competenze comuni di base! Fuor di metafora, anche perché comincio a sentirmi una cernia che cerca di arrampicarsi su una betulla, insegno matematica e fisica in un liceo linguistico: non sapete quante volte mi sono sentito dire “mi sono iscritto qui proprio perché non la capisco, la matematica!”. Sotto-testo: “cosa vuole da me?”. Che è un po’ come dire “perché mi chiede di studiare violino? Ho un triangolo io!”. Bene, a queste profonde riflessioni rispondo “chi è che ha due pollici e non gliene frega niente?[4]. Parafrasando[5]: “sono consapevole delle difficoltà che hai in matematica: magari genetiche, magari per colpa della scuola, magari te le sei create, chissà? Però le competenze matematiche sono alla base, oggi, dell’essere cittadino. Senza contare che le diverse intelligenze tra loro collaborano: un bravo suonatore di triangolo, se sapesse anche la matematica, sarebbe un musicista migliore di quello che non è! Quindi rimboccati le maniche e suona!”.

Riassumendo, come insegnanti non possiamo pretendere che tutti raggiungano uno stesso livello o raccontare che solo certe competenze o conoscenze siano importanti, ma non possiamo neppure permettere che si arrendano, che non raggiungano una base comune, che non si mettano alla prova. In altre parole: tutti dovrebbero imparare a strimpellare un po’ tutti gli strumenti, per poi perfezionarsi in quelli più congeniali. Riflessione, quest’ultima, che deve essere ovviamente coniugata nei diversi ordini scolastici: lavorare alle elementari non è la stessa cosa che farlo alle superiori. Ma anche alla primaria si devono dare ai ragazzi strumenti per “diventare altro”, unitamente al coltivare le loro attitudini.

Ma ora veniamo ai genitori. Quando sai che tuo figlio “ha solo un triangolo” perché mandarlo in una accademia di eccellenza per suonatori di bongo? Non sapete quanto spesso capita di vedere ragazzi messi davanti a difficoltà enormi, non in assoluto, ma per loro. La famiglia dovrebbe conoscere i propri pargoli e mediare tra “strumenti in dote” e aspirazioni. Ricordando che le aspirazioni in gioco devono essere tutte e sole quelle dello studente.


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[1] Diario di Scuola, Daniel Pennac

[2] John Snow, dalla serie televisiva Il trono di spade

[3] Homer Simpson, in riferimento a Jebedia Springfild

[4] Bob Kelson, dalla serie televisiva Scrubs

[5] E argomentando, tanto con voi quanto con il suonatore di triangolo, quando capita.

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