Talent(N)o

Talent(N)o

 

Perché non vai ad Italian Got’s Talent?!

Chi mi ha posto questa domanda, a fine conferenza, è stata una ragazzina di seconda media. L’ultima, in ordine cronologico, di una lunga serie di ragazzi che mi hanno chiesto la stessa cosa.

Negli ultimi 4 o 5 anni mi hanno contattato più volte l’anno segreterie di produzione, talent scout, agenti in genere, tutti per lo stesso motivo: invitarmi ai loro programmi[1]. Principalmente Talent show o Reality. Programmi in prima serata, di grandissimo ascolto. Interventi quindi che mi avrebbero assicurato una notevole pubblicità e per i quali mi avrebbero riconosciuto anche viaggio, vitto, alloggio. E per i quali, a volte, mi hanno proposto anche un cachet assolutamente non irrisorio, soprattutto per un insegnante. Ma la mia risposta è sempre stata no.

Anche se prendo la tua domanda come un complimento: no, grazie”.

Perché?”, mi chiede la piccola spettatrice. Già, “perché?”.

A parte i soldi promessi, la televisione oggi resta una vetrina privilegiata e potentissima. Pensate che sul mio sito, mediamente, ci sono 100 accessi al giorno. Quando nel 2015 ho partecipato a Nautilus, di RAI scuola, e la replica è andata in onda su RAI3 alle 6 di mattina, quel giorno ho superato i 2000 accessi. Quindi: perché rifiutare?

 

Innanzitutto per partecipare a quelle trasmissioni ci sono file chilometriche. Letteralmente. Io invece, come tanti altri, le avrei saltate, in barba ai sogni di tanti altri aspiranti “vip”…  Inoltre, soventemente, si sa già chi passerà il turno e chi no, almeno stando al racconto di alcuni amici che invece vi hanno partecipato. Insomma, il tanto decantato televoto o la “giuria di esperti” nasconderebbero una decisione già presa a tavolino. Se tutto ciò fosse vero, se fosse la regola, partecipare a quei programmi vorrebbe dire prendere in giro altri artisti e, soprattutto, il pubblico. E un artista che non ha rispetto per il pubblico e i colleghi, che percorso artistico potrà mai fare? Che Poetica sposa? Ma i motivi veri del mio diniego sono altri.

 

Nucleo del mio rifiuto è la convinzione (consapevolezza?) che la televisione, a partire da Uomini e Donne per arrivare a Tu sì que vales, ha condizionato negativamente il modo di approcciare il mondo. In primis nei nostri ragazzi. Molto negativamente. Sono 15 anni che insegno e in questo lasso di tempo ho visto i miei alunni (che ormai potremmo chiamare Nativi-show?!) comportarsi sempre più (tragicamente) come se fossero davanti a una telecamera. E ho visto aumentare la teatralità delle discussioni. E ho visto strabordare i sentimenti: sbandierati, discussi, giudicati, messi in piazza, come se fossero tutti piccoli figuranti: partecipi di un eterno reality di cui sono comparse, illusi protagonisti. E credo che la mercificazione che la televisione ha fatto dei sentimenti e la banalizzazione del conflitto, onnipresente, urlato, ostentato, siano le cause principali di questa tremenda deriva. Non le uniche, per carità. So benissimo come l’eterna presenza sui social sia un altro fattore ancora una volta tragicamente complice. Ma uno non esclude l’altro. Anzi: tra loro si influenzano, richiamano, amplificano. E io non voglio far parte di questo mondo. Non voglio essere complice. Potendo scegliere uso i social come mezzo, cercando anche con “l’esempio di come li uso” di passare messaggi positivi, e non partecipo a programmi che trasmettono disvalori. Questo non vuol dire che non tornerò più in TV. Ma non per soldi o notorietà. Se ci fossero, ovviamente, non li rifiuterei. Ma non voglio che siano il motivo scatenante… Se tornerò in TV sarà perché avrò sposato un progetto, o una poetica.

 

Poi c’è un terzo e ultimo capitolo del mio “no, grazie”: voglio troppo bene a quello che faccio.

Lo rispetto troppo per portarlo in trasmissioni in cui “chi giudica” non sa nulla del mio mestiere e dove magari un altro dei “concorrenti”, nella sua performance, scoreggia in un tubo. Sì, la prima volta che mi contattarono si era esibito pochi giorni prima un “petomane”. …tutto il rispetto del mondo per chi è capace di “suonare” Fra Martino col cul che fa trombetta, ma, potendo scegliere, non accosterei mai il mio diablo o il mio divulgare a tali performance. Se poi qualcuno non notasse la differenza?

 

[1] Cosa che non trovo troppo lusinghiera visto che in genere questi “inviti” sono fatti a pioggia…

5 thoughts on “Talent(N)o”

  1. Condivido in pieno l’ esegesi di Federico Benuzzi ma non capisco … andare da Fazio … che fa domandine leccapiedi non a livello di Vespa … però … dove lui si esalta di essere a cospetto di Oponion’s Leader e Personalità Signifivative spesso solo montature del marketing emozionale. Fazio rispetto ad Arrigo Levi; Enzo Biagi, Sergio Zavoli è 0, 001, a parte il fatto che la televisione pubblica anche 60 anni fa eliminava gli … indisponenti per far posto agli allineati e coperti … va be che io sono dei tempi del Ricciardetto e Fortebraccio e purtroppo anche delle castronerie di “Lotta Continua”, molto più pregnante “il Manifesto” ed il geniale direttore di allora adesso è un VIP, castronerie che han creato tanti mammoni/bambinoni fra I genitori perfetti instupidenti i figli … ma loro adesso votano Berlusconi e surrogati. Federico Benuzzi e Matteo Belli sono belle realtà bolognesi eppoi ….PURTROPPO PER SAPERE DI NON SAPERE OCCORRE SAPERE DI ESSERE IGNORANTI e quindi studiare come Bolle e Bocelli ….

    1. Premessa 1. Non ho capito fino in fondo… rileggeró con calma, ma temo che qualcosa non fili…o mi sfugge.

      Premessa 2. Non voglio che la “partitica” entri in questo blog.

      Detto ciò, Felice che condivida (il discorso generale).
      Per quanto riguarda Fazio, per me “Che tempo che fa” è un esempio di contenitore che mi permetterebbe di passare i messaggi che mi premono, con i dovuti tempi e spazi.
      …ma come dicevo, non andrei e basta. Dovrei condividere un progetto, o una poetica.

      Per quanto riguarda Biagi, sarebbe stato un sogno. Ma conosco i miei limiti.

  2. Capisco, Federico. Ma allora, perché non provare a rivoltare la faccenda e cercare un ambiente televisivo più consono? Per esempio prendere contatto con Alberto Angela? O con Report? L’idea – meravigliosa – che il gioco possa essere veicolo di conoscenza può costituire i ~120 secondi che talvolta vengono assegnati a iniziative lodevoli. Il lato meno piacevole è che allora sarebbero esposti all’idea solo quegli spettatori che già sono propensi a pensarla in quel modo. Il “talent” favorirebbe il contagio in ambienti vergini. Però capisco bene: chi va là vuole vincere un premio più che presentare le proprie capacità. A questo punto forse sarebbe meglio un “talk show”; lì ci andresti?

    1. capisco il tuo punto di vista e mi sono interrogato in merito a lungo: credo che dentro quel contenitore il “messaggio” che voglio veicolare potrebbe essere preso sottogamba, frainteso se non addirittura vituperato. e non volgio correre il rischio.
      inoltre, di quelle trasmissioni non condivido praticamente nulla. non voglio che col mio agire, anche solo implicitamente, passi il messaggio che le “approvo”.
      …e dubito che un semino come quei 120” possa aver un minimo di effetto. penso invece sia molto più forte questo messaggio (che nei miei lavori esplicito, ogni volta che ne ho la possibilità).

      diverso sarebbe andare da Angela, a Report o da Fazio… ma non ho i contatti… se qualcuno che legge fosse invece in grado di mettermi in contatto con loro, avrebbe tutta la mia gratitudine! :-)

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