spiegare senza parlare

Spiegare senza parlare

Puoi studiare, progettare, preparare le lezioni quanto vuoi, puoi conoscere bene la classe e ogni singolo alunno, puoi avere anni di esperienza alle spalle, ma se non sai (anche) improvvisare…

Io ho sempre avuto “problemi di voce”: in media 3 o 4 volte l’anno diventavo afono a causa di un suo errato uso. Problema parzialmente risolto con la scuola di teatro: da quando ho studiato l’appoggio sul diaframma e le varie tecniche di respirazione mi capita di avere abbassamenti (o rarissimi casi di afonia) solo per cause virali. … ed è di uno di quei giorni che stiamo parlando…

La mattina mi alzo presto, 6:20, e, vivendo da solo, non devo proferir parola sinché non arrivo al bar per la colazione. Mi piace arrivare presto, così leggo il quotidiano[1] mentre mangio. Entro nel solito locale, mi siedo al solito tavolino[2] e inizio il solito siparietto con il barista! “Buongiorno prof! La solita?”, ma ecco il problema: non riesco a dir una parola. Il signore dietro al bancone mi guarda perplesso, venendo a mancare il mio “Buongiorno a lei! Il solito, grazie!” a cui lo ho abituato. Io mi limito ad assentire con la nuca e poi entro subito in modalità “risolvi problemi”. Sono completamente afono e ho lezione in quattro classi diverse. Come gestirle? E poi l’idea! Estraggo carta e penna e comincio a preparare cartelli (numerandoli sul retro per rendere facile il riordinarli) di ciò che dirò in classe per iniziare le lezioni. Perché se è vero che il singolo è imprevedibile, il gruppo invece si comporta più o meno sempre nello stesso modo. È lo stesso principio su cui si basano le battute a teatro: con “uno spettatore” potrebbero funzionare o meno, con “il pubblico”, invece, hanno una resa certa. Ciò che segue è racconto di quanto successo in tutte e quattro le classi.

All’inizio di ogni mia lezione c’è questa “tradizione”: entro, sistemo la roba, loro si quietano e poi ci salutiamo con un

  • “buongiorno”
  • in coro: “buongiorno”
  • “come state?”
  • in coro: “bene. Lei?”
  • “bene, grazie. Qualcuno mi racconta qualcosa?”

…e i primi 5 minuti li passano a raccontarci qualcosa di interessante (a volte di dubbio interesse, ma non importa! L’obiettivo è creare il giusto clima per poi lavorare).  Ma quella mattina era diversa…

Entro in classe, i ragazzi vociano e si rassettano mentre io dispongo, come sempre, libri, borsa e borsello in ordine sulla cattedra e maglioncino e sciarpa sulla sedia. Poi, come mio solito, mi siedo sulla cattedra, sorrido, ma invece che dire “buongiorno”, alzo il primo cartello.

BUONGIORNO

  • Tra l’incuriosito e il perplesso, in coro: “buongiorno”

COME STATE?

  • Divertiti, in coro: “Bene, grazie. E lei?”

INSOMMA

  • Un alunno: “prof perché non parla?”

SONO AFONO

  • Un altro alunno: “prof, cosa vuol dire afono”

CHE NON HO VOCE

  • Vociano tra loro

OGGI FAREMO LEZIONE SENZA PARLARE

  • Vociano tra loro e ridacchiano

SIETE PRONTI?

  • Un alunno ancora diverso “si!”

HO DETTO SENZA PARLARE!

  • Risate sommesse

VIA

…e da quel momento una lezione che è stata magica, in ogni classe unica ed irripetibile. Domande e risposte mimate, scritte, indicate o a volte anche solo intuite, in un silenzio surreale, tanto divertente quanto proficuo. In una classe ho portato a termine un’intera dimostrazione di geometria analitica rispondendo a dubbi e ripercorrendo passaggi, in una ho corretto esercizi per casa, in una ho riconsegnato dei compiti in classe e sottolineato alcuni degli errori più frequenti, in un’altra ancora abbiamo svolto esercizi in preparazione a una prova scritta ma in ognuna senza proferir parola. Mai. Né io, né loro.

Bello, a ripensarci, l’esser riuscito a prevedere, nello scrivere i cartelli, le loro reazioni. Ma quello non è stato poi così difficile: perché se è vero che il gruppo era educato a rispondere in coro alle prime sollecitazioni, è altrettanto vero che, quando ci sono 25, 30 persone, qualcuna si lascia sempre scappare un “si!” in risposta al SIETE PRONTI? o c’è sempre qualcuno che chiede cosa voglia dire afono, che sia per ignoranza del termine o piaggeria non importa. Ciò che conta è che il gruppo è prevedibile. Il singolo no. Non sapevo chi avrebbe detto cosa, ma ero certo che qualcuno lo avrebbe fatto…

Ma ancor più bella è stata l’esperienza di spiegare senza parlare: alcuni dei modi e delle strategie che mi sono dovuto inventare ancora oggi li uso anche se ho la voce. Perché a volte le parole distraggono, il significato che si dà loro può essere ambiguo o non condiviso con l’interlocutore, o anche il solo cambiar registro può aprire porte ricettive mai prima neanche immaginate. E quindi a metà di una dimostrazione, quando mi chiedono del perché di un passaggio, magari smetto di parlare e mi limito a indicare simboli, connetterli con segni sulla lavagna, mimare la loro unione con le mani… e il bello è che funziona!

Ma la cosa in assoluto più divertente è stata quando alla quarta ora ha bussato la bidella. Ovviamente nessuno ha detto nulla. Lei ha bussato una seconda volta, una terza, e poi è entrata.

  • “scusi, pensavo non ci fosse nessuno”, allora cerco tra i cartelli sulla cattedra…

BUONGIORNO

  • Perplessa: “buongiorno, dovrebbe leggere una circolare”

SONO AFONO

  • Ve lo giuro, ancora oggi rido a ripensarci: “cosa vuol dire afono?”

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[1] Quale giornale hanno a disposizione è discrimine, nel mio scegliere il bar, ancor più di come fanno il cappuccino o di quanto siano buone le paste!

[2] Quando frequenti un bar la mattina presto gli astanti sono sempre gli stessi e sempre quelle sono le loro abitudini: la signora con la spremuta nel primo tavolino vicino la vetrata, il pensionato che lascia sempre mezza brioches in piedi al bancone, il gruppetto di ragazzi in fondo alla sala che viene regolarmente sgridato perché occupa troppo spazio quando consumano qualcosa soltanto in due su otto, l’operaio che ordina un bicchiere di vino nonostante l’orario e io: il prof che legge il giornale nel tavolino accanto all’entrata.

4 thoughts on “spiegare senza parlare”

  1. Al solito la genialità e l’accortezza espresse da un grande Professore! Approfitto per salutarti e per farti sapere che ieri ero a Jesolo(Ve) per partecipare ad un Convegno matematico. Fra i relatori, il docente Fabio Brunelli che ha parlato di Statistica e Probabilità, mi ricordava un po’ le tue lezioni…. ad un certo punto ecco che appari in una slide con tanto di commento da parte di questo professore:” Una persona che dovreste conoscere e invitare nel vostro Istituto! Già fatto e magari potessi farlo di nuovo!…
    un caro saluto Alessia Primaria Colle Umberto (ICCappella Maggiore-TV)

    1. ma ciao! felicissimo di risentirti, felice che tu senta parlare di me positivamente e onorato se potrò nuovamente lavorare per voi.
      a presto e grazie per i complimenti, fin troppo lusinghieri. fb

  2. Geniale. Devo provare, visto che anch’io divento afona circa tre-quattro volte l’anno… poi ti faccio sapere come viene la lettura di un canto di Dante senza voce. Grazie Federico!

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