Silenzio

“Silenzio”

monologo presentato l’8.settembre.2016 in occasione di “Radici”, spettacolo di beneficenza organizzato dall’associazione VociDiDonne

 

(silenzio prolungato)

Scusate, mi serviva un po’ di silenzio. Per pensare, riflettere.

(pausa)

Sembra che non sappia cosa dire, vero? Beh. Vi sbagliate. Non è che sembra. Io proprio non so cosa dire. Cioè, un tema più difficile penso proprio che non potessero darcelo: “Radici”.

(come a parlare con qualcuno del pubblico) Perché difficile? Ma che domande!? Perché da un lato è facilissimo fare confusione tra le mille accezioni della parola mentre dall’altro è altrettanto facile cadere nel banale,  nel già detto, nello scontato, nel banale. Come? L’ho già detto? Visto che era scontato ripetersi era scontato ripetersi era… Facile quindi confondersi e banalizzare! Difficile perché facile. Ossimorico! Facile che quindi sia difficile. E difficilmente potrà quindi essere facile.

Mi sto incartando, manco fossi un pacco regalo. E poi a chi potrei regalarlo, uno come me? Uno che si perde in un bicchier d’acqua mezzo pieno… sono troppo ottimista per perdermi in un bicchier d’acqua mezzo vuoto.

Ma veniamo al dunque, dunque. Radici!

In matematica si definisce radice l’inverso dell’elevamento a potenza. Quindi, per esempio, radice quadrata di nove: tre. (come a parlare con qualcuno del pubblico) Perché tre per tre fa nove! Ma anche meno tre. Perché meno per meno fa più. Capite? da una sola radice più soluzioni possibili! Più strade! Insomma, la matematica sembra suggerirci che due cose negative possono darne una positiva. Mai capita la matematica, io. Due sfortune che danno una possibilità!? Vallo a raccontare a qualcuno che ha dovuto lasciare casa per scappare dalla guerra, magari su un barcone, e che, sfidando la morte, ha dovuto attraversare acque ostili e che poi, giunto sulla costa, viene fermato in un centro d’accoglienza che tanto ricorda un lager a tempo indeterminato. Queste due sfortune danno veramente una cosa positiva? Ma non siamo qui per fare politica! Non vogliamo discutere: la matematica non è un’opinione! Radice quadrata di nove, più tre e meno tre. Due risultati possibili! Ma radice quadrata di meno nove non esiste. Niente. Nada. Nothing. E quindi ancora una volta la matematica ci insegna qualcosa! Non sempre si può ottenere qualcosa dalla radice di qualcosa di negativo. Quando ti capita una sfortuna l’unica cosa che puoi fare è girarti dall’altra parte, quindi? No! Perché due cose negative possono darne una positiva e girandoti due volte dall’altra parte ti troveresti ancora a guardare il punto di partenza. Che se poi fosse la casa sconvolta dalla guerra da cui scappavate non sarebbe un gran bel guardare. Ma ancora una volta la matematica viene in nostro aiuto e si inventa i numeri immaginari, per dare significato alle radici quadrate di numeri negativi. Numeri immaginari: reali quanto i reali, inesistenti concetti che rappresentano la realtà tanto da governare tutta l’elettronica e l’informatica e non solo… ma non perdiamoci nel famoso bicchiere, che siamo troppi e non ci staremmo tutti.

In informatica la radice è il punto iniziale del file system. (come a parlare con qualcuno del pubblico) Che cos’é il file system? Il meccanismo con il quale i dati sono posizionati ed organizzati. L’alfa senza omega delle informazioni.

In botanica la radice è la parte del vegetale col compito di assorbire sostanze, minerali e acqua. Ciò che sorregge la pianta e le permette di vivere. Da dove quindi nasce e che determina ciò che era, è, sarà. Senza radici una pianta non si sorreggerebbe, non avrebbe futuro, non potrebbe raccontare storie perché senza un passato.

In odontoiatria la parte del dente non visibile. Quella che non appena duole la lingua la batte! (pausa) …e in quel caso vedi le stelle. (pausa) Quindi non vedi lei, ma le stelle sì! Milioni di anni luce di distanza non fermano la tua radice che, come il più potente dei cannocchiali, ti permette di vedere stelle immaginarie in tempo reale.

In linguistica la radice è la parte invariante di una declinazione. Esprime il significato principale di una parola. Ciò da cui non può scappare anche volendo.

(silenzio)

Cosa possiamo imparare da tutto questo?

(pausa)

Grazie all’informatica che le radici sono il punto di partenza, il principio, l’alfa di ognuno di noi. Grazie alla botanica che le radici danno linfa, sostegno, possibilità. Grazie alla linguistica che sono qualcosa che non può cambiare e che, al tempo stesso, ci danno significato. Grazie all’odontoiatria che, anche se non visibili, anche se a volte ci possono causare dolore, ci permettono di vedere lontano. Di sognare. E infine, dalla matematica, che grazie alle radici possono partire più strade, reali o immaginarie, vite e sogni, possibilità.

(veloce, come per seguire il filo di una illuminazione arrivata all’improvviso) Non capite? Le radici sono il punto di partenza da cui si diramano le nostre vite. Qualcosa che non può cambiare che rende reale i nostri sogni. Sono la prospettiva da cui osservare e la fonte da cui attingere! Per quanto doloroso sia rapportarci con loro, non ne possiamo fare a meno.  Ma, soprattutto, non ce le possiamo scegliere. Si chiama sorte costitutiva!

Nascere a Bologna, in una famiglia benestante di persone a cui piace parlare e confrontarsi, crescere in una casa piena di libri ed essere sani di costituzione è una possibilità. Fortuna, non merito.

Nascere invece sotto delle bombe, in una famiglia che deve fuggire per sopravvivere, avere genitori violenti, nascere malato o, peggio ancora, vivere con genitori che usano i programmi di Maria De Filippi come fossero una baby-sitter, Dio ce ne scampi, sono solo un’altra possibilità! Non una colpa.

Quindi stiamo attenti a giudicare gli altri, senza conoscere le loro radici.

E stiamo attenti a millantare diritti, a costruire muri, solo perché abbiamo avuto la fortuna di nascere con radici sane e rigogliose.

(pausa)

E pensate poi cosa sarebbe se, per sorte o necessità, dovessimo recidere le nostre radici. Un lutto, una guerra, un terremoto possono toglierci tanto, a volte tutto. In primis i legami con ciò che eravamo, col nostro passato, con le nostre radici. E in quel vuoto che si crea, per non sprofondare, per ripartire, diventa imperativo costruire altro, seminare, vivere. Ma quant’è difficile, senza radici… Che confusione.

(pausa)

Ed è in tutta questa confusione che mi avete trovato prima. E quando i pensieri sono così pesanti, l’unica risposta possibile, per me, è sì il pensare.

Ma in silenzio.

(Silenzio, buio)

 

Testo di Federico Benuzzi

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6 thoughts on “Silenzio”

    1. già… folgorante fu un testo di Nagel sulla “sorte costitutiva” che lessi quando mi iscrissi a filosofia per prendere una seconda laurea!

      (seconda laurea mai presa perché di lì a poco iniziai anche il percorso teatrale e fare l’insegnante e il giocoliere, fare attività di volontariato, studiare filosofia e seguire l’accademia di teatro tutto insieme…era un po’ troppo!!)

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