rinunGita

rinunGita.

Mezzanotte. Sono in camera da pochi minuti. Ho lavato i denti, messo la sveglia, indossato il pigiama di flanella e sto per andare a letto quando “Bum! Bum! Bum! Prof apra!”. Alla porta un ragazzo di 16 anni, mio alunno. Siamo all’estero, in gita. “Prof, mi tengono sveglio!”. I bulli in questione sono due ragazzi di un’altra classe, maggiorenni, anche loro miei studenti. Conoscendoli, vittima e carnefici, reputo sia sufficiente dirgli di riferir ai due furbetti di piantarla immediatamente, altrimenti, una volta rientrati a casa, avremmo fatto i conti. Tra rassicurazioni e quant’altro, non più di 5 minuti. E non ho dovuto mettere fuori il naso dalla camera! Torno a letto. Spengo la luce. Sono soddisfatto: ho gestito il problema velocemente! Massimo del risultato con minimo sforzo! Nonostante sia la mia prima gita, come accompagnatore, non me la sto cavando male! I ragazzi mi rispettano. I colleghi mi ascoltano. Gli alunni delle altre…

Bum! Bum! Bum! Prof apra!”

Vai a dormire! Ti ho già detto di dire agli altri che…

Prof!? …sono tutto bagnato!

…ho sottovalutato il problema. Ho sopravvalutato me. Un problema di valutazione, insomma. Il ragazzino è bagnato fradicio, dalla testa ai piedi. Indosso le ciabatte, metto il cappotto ed esco dalla stanza. Per arrivare dove loro alloggiano devo attraversare una parte di cortile: mi si inzuppano i piedi nella neve fresca. Il freddo è pungente. Quando arrivo la situazione è confusa: un estintore divelto, un muro zuppo d’acqua, un materasso nelle stesse condizioni, una tenda strappata… raccogliendo le testimonianze di 4 o 5 compagni mi si chiarisce il quadro: il ragazzino ha preso in giro i grandi. Questi lo hanno spintonato. Lui è venuto a chiamarmi… e quando è rientrato, visto che aveva fatto la spia, han deciso di “punirlo”. Mentre uno lo teneva stretto sul ciglio della porta della camera, l’altro lo schiaffeggiava “amorevolmente”. Poi è arrivato un terzo con la geniale idea di fare un gavettone con un bidoncino della spazzatura riempito con l’acqua della doccia. Per non essere bagnati, i grandi si sono spostati verso il corridoio, mentre il “bullizzato” si è lanciato verso il letto. La bomba d’acqua ha colpito il piccolo, il materasso, il muro. Quello che tratteneva la vittima, invece, nello spostarsi per non essere bagnato ha sbattuto contro l’estintore del corridoio e, per non cadere, si è aggrappato alle tende della finestra. Un film di Fantozzi, in cui tutto ciò che può andar male va male. La prova del nove della legge di Murphy. Ed io ero uno dei protagonisti.

 

Ricordo quella gita con grande affetto. Ho stretto rapporti forti, coi colleghi: amicizie durate anni. Ho visto posti meravigliosi da una prospettiva particolare, a cui non ero abituato. Ho legato molto con alcuni ragazzi che ancora oggi, a distanza di anni, sento o frequento. E poi è una di quelle storie che ti permettono di tener banco al pranzo di Natale coi parenti per almeno mezz’ora: perché successe di tutto! Oltre alla rissa ricordo: ritardi continui, schiamazzi notturni, treni persi, una denuncia per violenza (poi rientrata perché dettata dalla gelosia per una storia di “corna”… e conseguente…), pillola del giorno dopo, palloni da calcio sui binari, ragazza ammalata dal primo giorno, allergica alla penicillina e senza l’antibiotico personalizzato e ragazzina con 39 di febbre (la stessa dell’allergia) su un balcone a fumare, in reggiseno, mentre fuori nevicava. Sono certo di dimenticare qualcosa, ma poco importa. Penso che il senso sia chiaro… tristemente.

 

Dopo quella prima esperienza ne sono susseguite molte altre, per fortuna, tutte meno “travagliate”. Anzi, a ripensarci bene penso che la fortuna non c’entri nulla! Come si suol dire, sbagliando si impara. E gli insegnanti sono proprio come il buon vino, invecchiando…

 

Ho accompagnato classi in gita per almeno 10 anni. Berlino, Monaco, Siracusa, Roma, Vienna, Madrid… Quanti posti meravigliosi ho visto! E spesso con occhi altri rispetto a quelli che ho quando semplicemente visito un posto nuovo: sono entrato “dentro” quelle città molto di più e molto più in profondità. Mostre, quadri, chiese, parchi, pub, cibo, vie, clima, gente, spettacoli, musei … E quanti splendidi ricordi di momenti vissuti con i ragazzi, perché il rapporto tra insegnante e discente, durante le gite scolastiche, diventa veramente altro! Loro finalmente ci vedono come “persone” e non solo come prof: dotati quindi di desideri, sogni, pensieri, preferenze, difetti, speranze… e noi finalmente cominciamo a vederli come donne e uomini in miniatura: responsabili, strutturati, pieni di pensieri che raramente, a scuola, emergono, … Non c’è stata una gita in cui non mi sia stupito di o ricreduto su qualche ragazzo. Non c’è stato viaggio di istruzione in cui non mi sia chiesto in cosa sbaglia la scuola, se questi rapporti, queste prospettive, non emergono già durante l’anno scolastico.

 

Amo le gite. Non andrò mai più in gita.

 

Decisione sofferta, che magari un giorno rivedrò, ma nonostante tutti gli aspetti positivi e peculiarmente unici, non sono più disposto a sopportarne il prezzo. Notti insonni tra i corridoi per assicurarsi che nessuno tiri gavettoni o anche solamente per impedire schiamazzi, corse, urla, “toc toc” prima e “fuggi fuggi” poi alle porte delle camere. Studenti che bevono sino a stare male alcolici imboscati chissà dove. Ragazzi che, entrati alle otto di mattina all’Alte Pinakothek di Monaco, alle otto e un quarto già siedono al bar sostenendo di aver finito il giro del museo e che non c’è più nulla che gli interessi o da vedere. Alunni che si lamentano di tutto: orari, cibo, albergo, piazze, vie, musica, città… Basta.

Poi mi fermo a pensarci su ancora un po’. Tutto questo è solo un mio limite. Sbaglio. Dovrei insistere. Lottare. Parlare con loro. Convincerli. Seminare. Chiedere. Proporre. Distinguere tra studenti e studenti. Ricordarmi che per ogni refrattario c’è qualcuno che Vive…

E l’ho fatto. Per anni. E forse lo farei ancora: nonostante la nausea che certi comportamenti mi provocano; nonostante certi genitori, troppo apprensivi e troppo invadenti o che si dimenticano di comunicarti le allergie del figlio; nonostante il non essere pagati un euro in più stante la disponibilità h24 e le spese in più che dobbiamo sostenere… Forse, nonostante tutto, andrei ancora in viaggio di istruzione. Forse, se non fosse per la responsabilità che grava su di noi.

 

Perché se anche facessi le 2 di notte aspettando nei corridoi che tutti i ragazzi fossero andati a dormire e poi mi prendessi solo 4 ore di sonno, che sono il minimo, perché se non dormo almeno quelle come faccio, il giorno dopo, a seguire i ragazzi per le vie della città esortandoli a vivere, vedere, visitare, assaggiare… e a far il cane da guardia sino alle 2 di notte? Nuovamente. Se anche avessi controllato tutto, prima di partire, all’arrivo e durante, perché stando alle normative tutto è nostra responsabilità: le condizioni dell’albergo, dei ristoranti, del pullman. Sì, anche i pullman! Nonostante le gare di appalto al minimo ribasso su cui non abbiamo praticamente nessuna voce in capitolo, anche lo stato dei copertoni è responsabilità nostra. E se ci accorgessimo alla partenza che le ruote non sono nella giusta condizione dovremmo interrompere il viaggio! E non mi chiedete che competenza ha un docente di lettere vicino alla pensione sullo stato di un autobus, perché non è la competenza che deve avere! Ma la responsabilità!

Dicevo, se nonostante tutto questo a notte fonda, quando tutti dormono, un disgraziato decidesse di scavalcare un cornicione per raggiungere la camera delle ragazze e, disgraziatamente, cadesse … sarebbe colpa mia. E anche se all’eventuale processo ne uscissi (come reputo doveroso) candido e illibato, questo mi costerebbe anni di vita, misurabili nella perdita di sonni tranquilli e soldi per le spese processuali. E questo NON può essere. Non lo accetto. Mi arrendo. E rinuncio.

 

Sino alla prossima gita.

 

Troppo della scuola oggi si basa sul “buon cuore” dei docenti. Dovremmo davvero smettere di accettare tutto questo. Sogno il giorno in cui gli insegnanti tutti, ineccepibili su quanto previsto dal contratto, applicheranno veramente alla lettera quanto richiesto loro esplicitamente, rinunciando a “fare volontariato”.

La scuola oggi vive sulle spalle di colleghi “troppo” disponibili. A fare. Ad investire. A rischiare.

One thought on “rinunGita”

  1. Cronaca perfetta e non insolita purtroppo. I genitori dovrebbero sapere cosa succede durante una gita e quale carico enorme di responsabilità ci tocca. Penso che nessuno di loro accetterebbe di accompagnare i pargoli a queste condizioni. E dovrebbero saperlo anche “i piani alti”: troppo spesso prendono decisioni sulla pelle degli altri e non dettate dal buon senso . Personalmente ho accompagnato solo 2 classi quasi perfette: sono stata molto fortunata, ma penso che essendo ormai prossima al termine della carriera non rischiero’ più.
    Farò del ” volontariato” solo in classe…
    Buon anno Federico a te e a tutti i colleghi!
    Donatella

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