Quale posto ha Dio nelle teorie fisiche?

Quale posto ha Dio nelle teorie fisiche?

Quale rapporto hanno i fisici con Dio? Come lo inquadrano nelle loro teorie?”. Non ricordo se le parole siano state davvero queste, ma questo il senso di una domanda che pochi giorni fa[1], al termine di uno dei miei lavori[2], un collega mi ha posto. In realtà il mio lavoro non tocca tematiche simili, ma quando, durante il dibattito finale un ragazzo ha posto una domanda sulle teorie a molti mondi e il multiverso (ma noi, alla loro età, eravamo così informati?) mi son trovato a riflettere anche sulla possibilità che la vita intelligente si sviluppi sino al nostro livello (almeno). “In un solo Universo resta, a quanto ne sappiamo, bassa. Ma in un Multiverso, se i “tentavi” fossero davvero un’infinità, la possibilità, per il teorema dei grandi numeri, tenderebbe rapidamente a uno”. Pensavo con quelle parole di aver chiuso con eleganza la questione, nella speranza di tornare ai lidi più sicuri dell’effetto gemelli[3], del significato di E = m c 2, o dell’interpretazione ontologica della relatività speciale. …e invece…

Le righe che seguono per condividere con voi la risposta data, arricchendola magari di dettagli o citazioni, nella speranza che vogliate dare il vostro contributo, dicendo come la vivete, in un sereno confronto. Risposta, ci tengo a sottolinearlo, improvvisata e data a bruciapelo! Ma d’altronde è colpa mia: a fine di ogni intervento dichiaro sempre che risponderò a qualsiasi domanda…

Innanzitutto non c’è e non c’è mai stato, ovviamente, accordo sul tema. Per fede, convinzione, motivi politici o interessi altri, teorici e sperimentatori si sono, nel corso dei secoli così come negli ultimi anni, riconosciuti un po’ in tutte le posizioni: dai ferventi credenti agli agnostici se non addirittura atei, passando tra chi si è fatto bruciare al rogo pur di non abiurare nonostante la grande fede[4], chi ha abiurato per evitarlo, il rogo, nonostante non avesse poi tutta questa simpatia per la chiesa[5], chi si è fatto influenzare da culture orientali[6] e chi ha aggiunto un appendice, in seconda edizione del suo lavoro, per evitare di essere accusato di aver “pensato” a un Dio “orologiaio”[7]: un Creatore, cioè, che si era limitato a costruire tutto, ma il cui tutto poteva tranquillamente “vivere” senza bisogno del creatore stesso. Nell’appendice a cui faccio cenno (un vero e proprio volume aggiuntivo ai Principia: Scolio Generale) furono presentati spazio assoluto e tempo assoluto come prova dell’esistenza di Dio.

 

Ma senza bisogno di andare tanto indietro, tra i contemporanei ricorderei l’italianissimo Zichichi e il compianto Hawking.

Il primo, autore del libro “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo[8], crede fermamente nell’esistenza di Dio tanto da arrivare a dichiarare, in chiusura del testo citato “Siamo fatti di minuscole quantità di spazio-tempo-massa-energia-cariche; queste minuscole quantità sono riuscite a formulare una sintesi rigorosa di tutti i fenomeni galileianamente riproducibili che vanno dal cuore di un protone ai confini del Cosmo: ben oltre il limite della realtà in cui viviamo e di cui siamo fatti. […] Del senso di Eternità, Mistero e Spiritualità della vita nessuno riuscirà a dimostrare l’esistenza tramite un’equazione matematica o scoperta scientifica di stampo galileiano, per il semplice motivo che Eternità, Mistero e Spiritualità fanno parte della sfera Trascendentale delle nostre esperienze”. Arriva cioè a distinguere nettamente Immanente e Trascendente, relegando la scienza al primo campo dell’esistenza.

Di tutt’altro avviso il professore di Cambridge, autore, tra l’altro, di “Le mie risposte alle grandi domande[9]. Nel capitolo “Esiste un dio?”, scrive: “Quando la gente mi chiede se l’universo sia stato creato da un Dio, rispondo che la domanda stessa non ha senso: prima del Big Bang il tempo non esisteva e, di conseguenza, non c’è un tempo in cui Dio possa aver plasmato l’universo. È come chiedere da che parte bisogna andare per giungere ai confini della Terra: essendo una sfera, e in quanto tale non avendo confini, cercarli è uno sforzo inutile. Io ho fede? Ognuno di noi è libero di credere quello che vuole, anche se a mio avviso la spiegazione più semplice è che non esiste alcun Dio. Non c’è nessuno che abbia creato l’universo o che manovri il nostro destino[10]. Il che mi conduce ad un’altra consapevolezza: che, probabilmente, non ci sono nemmeno un paradiso o un’altra vita dopo la morte. Per me, la fede nell’aldilà è soltanto un pio desiderio. […] Abbiamo solo questa vita per apprezzare il grande disegno dell’universo, ed è una possibilità per cui sono estremamente grato”.

Penso che il suo pensiero sia chiaro e ben espresso, ma mi permetto di aggiungere un aneddoto che amo e che, ogni volte che ripenso, mi fa sorridere. Quando Napoleone chiese a Simon de Laplace che posto avesse Dio nel suo sistema, leggenda vuole che replicò: “Sire, non ho avuto bisogno di prendere in considerazione questa ipotesi”.

Come dicevo, tra le due posizioni, infinite sfumature di grigio. Non c’è quindi una posizione dei fisici verso Dio. Ma, a tutto questo, vorrei aggiungere due riflessioni che penso aiutino trovare una linea, che, personalmente, condivido. Quindi, non avendo La risposta, posso dare la mia risposta…

 

Innanzitutto i fisici hanno fede nelle leggi della natura: espressione matematica delle regolarità, delle simmetrie e della bellezza del mondo. Leggi che permettono di prevedere e descrivere, in un’ottica di unitarietà del “creato”. Non so se si arriverà mai a formulare una “teoria del tutto”, comprensiva delle sue stesse ipotesi come lo stesso Hawking più volte ha suggerito di “vedere” (o sperar di vedere?), o se resterà sempre un “non compreso”: parte di mondo che non si riesce a spiegare. Sempre più piccola via via che il progresso scientifico avanza, ma sempre infinitamente frammentabile! Impercorribile, per intero, come in un eterno paradosso di Zenone. Ma, indipendentemente da quale sarà il futuro della Scienza (dei due, uno), se anche esistesse un Dio un fisico, non può credere le leggi della natura siano modificabili a suo piacimento. Per dirlo con le parole di Hawking “una legge scientifica non sarebbe tale se risultasse valida solo quando un essere sovrannaturale decida di non immischiarsi e lasciare che le cose seguano il loro corso”[11].

 

Seconda riflessione: la risposta alla domanda iniziale cambia fortemente in funzione di cosa si intende per “Dio”? Credo, come sottolinea Richard Dawkins in L’illusione di Dio[12] (sottotitolo, le ragioni per non credere… libro la cui lettura consiglio a tutti! Soprattutto se interessati alla domanda che mi ha spinto a scrivere queste righe), che quando si parla di creatore, con la tipica tendenza ad antropomorfizzare, gli si attribuisca una volontà, l’idea di un progetto, il disegno. Bene, in questo caso io fatico a credere. Mi sembra, come sostiene Hawking, la scelta facile ma al tempo stesso l’ipotesi più fantasiosa che Occam non esiterebbe a tagliare. Credere che esista a priori, con un’idea di mondo e di universo, con la voglia e l’intelletto di scrivere la leggi della natura in questo modo, con un progetto per ogni cosa del creato e la possibilità di sovvertirne le regole a piacimento, un Dio giudice, paterno, amorevole, vendicativo… no: a questo io non credo. Anche se, se mai esistesse e avessi occasione di parlargli, mi piacerebbe sapere perché, le leggi della natura, le ha scritte proprio così…

Se invece con Dio si intendesse tutto ciò che la Scienza non riesce ancora a spiegare, anzi, se si intendesse tutto, lo spiegato e l’inspiegabile, le leggi ed i misteri, i protoni, la materia oscura, queste parole, l’Amore, allora sì, credo in Dio. Ne faccio parte. Ne facciamo tutti parte. E abbiamo tutti l’occasione di viverlo, di vivere, di studiarne le leggi e leggerne il grande libro, di intervenire e modificare, inventare e creare… “ed è una possibilità per cui sono estremamente grato”.

 

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[1] Quando scrivo è il 7.02.0219. Vorrei cogliere l’occasione di ringraziare Olivia Levrini, amica, maestra, professoressa associata dell’ALMA MATER STUDIORUM nonché ambasciatrice di Bologna 2019 che, mentre scrivevo queste righe, mi ha supportato e sopportato

[2] Prima, dopo, ora – conferenza spettacolo sulla relatività ristretta

[3] Erroneamente chiamato “paradosso”

[4] Giordano Bruno

[5] Galileo Galilei

[6] Pauli, Bohr

[7] Isaac Newton

[8] Ed. Il Saggiatore – pag. 225 – 227

[9] Rizzoli editori, pag. 47 – 48

[10] Il buon vecchio rasoio di Occam…

[11] Le mie risposte alle grandi domande, S. Hawking – Rizzoli editori, pag. 92

[12] Ed. Oscar Saggi

5 thoughts on “Quale posto ha Dio nelle teorie fisiche?”

  1. Articolo molto interessante.
    Quindi i fisici possono credere o no in Dio, ma la vera Fede che li accomuna è quella verso le leggi della natura.

  2. … ritengo che possa sembrare (ed è stata) una semplificazione, per dare spiegazioni del mondo fisico e dell’animo umano, ma sia piuttosto un intralcio, una inutile complicazione, far coesistere Dio e la Fisica scientifica.
    E’ uno sforzo non necessario e deviante dall’ obiettivo della conoscenza che la Fisica moderna persegue.
    Bisogna imporsi la sofferenza esistenziale di negare Dio, l’infinito e l’eterno per trovare l’amore e la bellezza della ricerca della verità scientifica, sempre parziale e finita per definizione.
    Per molti questo è insopportabile, è perciò necessaria una “educazione” (e-ducere = tirare fuori) al semplice, al bello e al relativo…. e poi la consolazione è grande !

  3. Porsi la domanda se Dio esiste è fortemente inconcludente xché a questa domanda non potremo mai dare risposta certa. La domanda più prossima a questa e, secondo me, molto più sensata é perchè molti di noi hanno tanto bisogno di un Dio. Ecco. Dio come creazione umana, necessaria all’equilibrio psicologico ed esistenziale degli esseri umani. La mente produce Dio, non il contrario……

  4. SONO IN ACCORDO, non saprei nemmeno definire l’antitesi DIO, NON DIO, ESSERE, NON ESSERE, mah, cosa sono … anima, mente, corpo, animale. vegetale, minerale, materia oscura, non riesco nemmeno a capire e definire l’infinito, però il dio antropomorfo mi fa ridere, come pure i vari + o – mistici riti religiosi ed i presunti esoterismi …. eppure senza di loro non si sarebbe creata civiltà ovvero se non avessimo fortemente inventato una ragione di vita strutturata su regole e sentimenti che grazie al supporto ontologico/metafisico di autogiustificava saremmo forse rimasti scimpanzé. …. ma forse sbaglio tutto …. va bene così … ho trenta milioni di anni meno della ginestra. NOI ESISTIAMO per CONTINUARE a studiare, forse è questa la nostra missione, chi non studia rapidamente si brutalizza e forse è felice, ovvero felicemente dominato …. NOI NO … andiamo avanti, DIO non DIO … bo! Prosaico e materialone rispondo be: acqua calda, servizi in casa, automobile, cibo a disposizione, pergolati per conversare, donne/uomini ben conservati, apprendimento facilitato che bello … per noi fortunati … certo i miei nonni coltivatori diretti avevano tutto il piccolo necessario genuino e costruito da loro, lavorando felici dall’alba al tramonto per offrirmi il latte appena munto, l’uovo uscito dalla gallina e la vera panna gialla …. CHE FATICA … non avevano bisogno di palestra PERO’ se si ammalavano era la rovina ….

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