Naturalmente bello

Naturalmente bello

Il diablo è un attrezzo strano: una clessidra che viene lanciata e ripresa con bacchette e filo. Ma se fosse tutto qui, non sarebbe né speciale, né difficile e neppure bello da vedere. Date le sue simmetrie diventerebbe pressoché impossibile prevederne o controllarne i movimenti. Il diablo, prima di essere lanciato, deve essere messo in rotazione.

In natura esistono simmetrie e regolarità che si traducono nel conservarsi nel tempo di determinate grandezze: l’isotropia dello spazio si riflette nella tendenza di un sistema che ruota a non fermarsi. Esempio semplice di come questo principio di conservazione operi sono le trottole. È grazie alla conservazione del momento angolare che il diablo diventa stabile e quindi possibile riprenderlo anche dopo che lo si è lanciato a un’altezza di 10 o 15 metri.

Per metterlo in rotazione esistono decine di tecniche, più o meno efficaci, più o meno eleganti. La prima che si impara tratta il diablo come se fosse una carrucola libera. Una bacchetta resta ferma mentre l’altra lo sferza con colpi secchi e ritmati. Il diablo, in questo modo, risale la corda per poi ricadere sulla corda stessa dopo ogni colpo. “Bacchettata dopo bacchettata” acquisisce sempre maggiore momento angolare, stabilizzandosi…ma questo cambia il mondo!

Per un artista qualunque, gravità permettendo, il mondo è isotropo: tutte le direzioni del palco sono equivalenti. Per chi usa il diablo no. L’asse di rotazione diventa una direzione privilegiata verso la quale il giocoliere si trova costretto a rivolgersi (che soventemente coincide con la posizione del pubblico). Il piano perpendicolare all’asse del diablo diventa un piano privilegiato, dentro il quale la clessidra è costretta a muoversi. Ancora, il senso di rotazione del diablo, orario o antiorario che sia, divide gli esercizi in quelli che accelerano ed in quelli che frenano. E così diventa difficile non solo manipolare il diablo ma anche unire assieme i diversi trick, così da accelerarlo mentre ci si esibisce senza dover continuamente ricorrere alle “bacchettate”.

La domanda ora è: piano, asse e senso di rotazione privilegiati, cioè i limiti che il giocoliere si trova costretto a rispettare, queste “leggi” che lo condizionano, sono una fortuna o una sfortuna?

Premesso che ogni volta che si fa arte esistono leggi più o meno stringenti da rispettare, credo che queste, nello specifico, siano una grande fortuna. Piano e asse di rotazione rendono lo spazio anisotropo e quindi dotato di un suo (nuovo) ordine, mentre il senso di rotazione obbliga il giocoliere ad usare (prevalentemente) movimenti circolari. E l’occhio umano riconosce spontaneamente “ordine” e “circolare” come “bello”.

Il diablo, proprio grazie a questi limiti, grazie alla conservazione del momento angolare, risulta “naturalmente bello”.

 

il presente articolo è stato pubblicato sulla rubrica “Fisica? Un gioco.” – Sapere n.1, agosto 2014 – ed. Dedalo

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