intervista a “I Martedì” di C.Sirk

Nei miei sogni matematica, fisica e ge­ometria sono un… incubo.

Fu un’antipatia precocissima, poi proseguita, accompagnandomi in ogni grado della mia frequentazione scolastica. Penso di non essere sola, perché periodicamente leggo che i laureati in materie scientifiche sono anco­ra troppo pochi, che servirebbero più studenti nei corsi di laurea stem, che siamo carenti di ingegneri, chimici, informatici. Quindi, nono­stante gli sbocchi occupazionali favorevoli, le facoltà scientifiche non riescono a suscitare suf­ficiente interesse. Colpa forse di quella fatica per il ragionamento astratto, dell’“aridità” dei numeri, delle formule “astruse”, contrapposta a creatività, fantasia e altre qualità “attraenti” che sarebbero proprie delle materie umanistiche? Probabilmente i motivi sono vari, certo è che non ho mai ritenuto possibile riuscire a coniu­gare integrali e fantasia, algebra e divertimento, teoremi e risate. Invece no, è possibile e mi sono dovuta ricredere. La persona incredibilmente capace di tutto questo si chiama Federico Be­nuzzi, è docente di matematica e fisica al Liceo Laura Bassi di Bologna e, nello stesso tempo, porta in tournée diversi spettacoli dedicati alle materie che ha studiato e insegna, nonché uno spettacolo che merita un’attenzione speciale, intitolato L’azzardo del giocoliere sul tema della dipendenza dal gioco d’azzardo. Possibile che un serio professore di Liceo si trasformi sul pal­coscenico lanciando palline, usando clave, pe­dalando in perfetto equilibrio su un monociclo? Possibile che una materia per molti ostica riesca a divertire? Possibile riempire i teatri parlando di Einstein e della teoria della relatività? Gli ab­biamo chiesto di raccontarci la sua storia.

Professore, questo unire scienza e spettacolo sembra un fatto davvero unico. È così?

«Si chiama divulgazione e già Galileo era un ot­timo divulgatore. Aveva capito tutto. Mi piace ricordare una sua frase: “Il buon insegnamento è per un quarto preparazione e tre quarti tea­tro”. Anche altri grandi scienziati tenevano mol­to alla divulgazione».

 

Però non ricordo altri esempi di attori che raccon­tano la scienza in modo spettacolare, ce ne sono altri in Italia? Come e quando è nata questa idea?

«Ci sono un paio di esperienze simili, ma io sono l’unico professionista in tre campi. Sono laureato nelle materie trattate nei miei spetta­coli, ho seguito un corso di teatro conseguendo un diploma e sono un insegnante. Ho iniziato nel 2005 con alcune lezioni – spettacolo sulla fisica della giocoleria. Sono piaciute e ho deci­so di proseguire. Mi piace fare scienza in que­sto modo! Però il ragionamento non deve mai mancare. La sfida è far capire cose difficili senza renderle banali. Per questo ho deciso di portare avanti solo cinque spettacoli che hanno un co­pione preciso e hanno una base scientifica mol­to rigorosa».

 

Ma quando, per esempio, è sul palcoscenico con un diablo (un attrezzo della giocoleria a forma di clessidra orizzontale) che tipo di legge della fisica sta raccontando?

«Il mondo è pieno di simmetrie e regolarità. Queste simmetrie si trasformano, in fisica, in grandezze che non cambiano nel tempo. Un esempio? Il mondo è isotropo e da questo di­scende la conservazione del momento angolare: le cose che ruotano tendono a continuare a far­lo, diventano stabili. E così è per il diablo! Una volta messo in rotazione si stabilizza, ma questo lo vincola a direzioni ben precise, date dall’as­se di rotazione… in poche parole il ruotare del diablo ti costringe ad essere “ordinato”, mentre giochi. e questo è riconosciuto, anche dagli oc­chi non allenati, come bello».

 

In questi anni avrà visto tante reazioni, sentito tanti commenti. Qualcuno l’ha colpita in modo particolare?

«Ce ne sarebbero tanti. Ricordo quelli che mi sono rimasti più impressi. Il papà di un bam­bino mi ha scritto che dopo aver visto un mio spettacolo suo figlio, quando lui arriva a casa, spegne la televisione e gli chiede di giocare. Op­pure, mentre spiegavo a modo mio la teoria del­la relatività agli studenti in una scuola superiore è suonato l’intervallo. Nessuno si è mosso, sono rimasti incollati alla sedia. Non mi sembrava vero».

 

Allora la matematica e la fisica possono essere af­fascinanti! Come spiega però che gli iscritti alle facoltà scientifiche siano sempre meno di quelli che servirebbero?

«La scienza, almeno quella delle superiori o dei primi anni di università, non ha niente di in­comprensibile, il problema è che in essa tutto è strettamente collegato. A un passaggio ne segue un altro, che si comprende solo avendo chiaro il precedente, in una lunga sequenza. Lo studio saltuario, sporadico, finalizzato al compito in classe con queste materie è un disastro. E quan­do al liceo arrivano ragazzi che fanno fatica a far di conto il danno è già fatto. Sono perché si facciano meno cose, ma che quelle poche si sappiano bene. Ho sentito di un bambino che in quarta elementare doveva studiare come fanno gli aerei a volare. Bello, se però prima impari le basi della matematica. Seguendo tutti i passaggi è impossibile non capire, saltandoli è impossibile farlo».

 

Eppure siamo in tanti ad avere avuto delle diffi­coltà, forse anche perché non sono materie facili da insegnare?

«Non sono più difficili delle altre, ma avendo studenti con stili cognitivi diversi si devono fortemente differenziare le lezioni. C’è anche un problema di mentalità. Ha mai sentito qualcuno vantarsi di non sapere l’italiano o di non conoscere niente di storia? Credo di no. Chiunque si vergognerebbe ad ammettere una lacuna del genere. Con la matematica nessuno ha problemi ad ammettere di non avere delle buone conoscenze. Questo ha radici lontane, quando la scuola, quella voluta da Gentile, puntò moltissimo sulle materie umanistiche. Per fortuna nei periodi di crisi c’è voglia di scienza e questo lo avverto molto, anche se restiamo sempre messi peggio rispetto ad altri paesi».

 

Quali sono gli spettacoli che propone e dove li pre­senta?

«Fisica sognante, il primo, è una conferen­za-spettacolo nata e pensata per presentare la fisica a chi non la conosce in maniera nuova e divertente ma al tempo stesso rigorosa, dopo dieci anni è oggi tanto, molto di più. I tan­ti esempi presi dalla vita comune, ma fuori dall’ordinario, la ricerca sulla parola, lo studio sulla brevità delle dimostrazioni e dei ragiona­menti e la grandissima energia del personaggio la rendono leggera e divertente, ma al tempo stesso formativa, densa, immediata e compren­sibile. Fisica Sognante mette in parallelo i con­tenuti più importanti della meccanica agli at­trezzi più famosi della giocoleria rispondendo a domande disciplinari e non: come è possibile che un giocoliere possa…? Cosa si intende in fisica per…? Perché esistono certi limiti? Come l’essere tale della natura condiziona l’agire? Cosa vuol dire modellizzare? Cosa si intende per rappresentare? Cos’è il metodo scientifico? Fisica Sognante è stata ospite, tra l’altro, di nu­merosi festival (Festival della Scienza di Geno­va, Festival della Mente di Sarzana, La Scienza in piazza di Bologna, Festival della Scienza di Bergamo), dell’open-day del Centro comunita­rio di ricerca di Ispra, del convegno nazionale dell’Associazione italiana per l’Insegnamento della Fisica (aif ), della Scuola di formazione per le olimpiadi della fisica olifis, del Conve­gno nazionale di didattica della matematica di Castel san Pietro Terme, di Matematicando, convegno di matematica a Locarno e decine e decine tra scuole, istituti, università… senza contare che è stato “adottato” dall’aif e oggi è ospite anche del dominio Unibo.

 

Il giocoliere della scienza è invece nato da una sfida. Mi chiesero se potevo fare uno spettacolo anche per i più piccoli e ho provato. Sul pal­coscenico uno scienziato un po’ svitato mette in evidenza i molteplici collegamenti tra i due mondi, piccoli e grandi segreti che millanta di aver scoperto, alternando divertenti monologhi teatrali a esibizioni di altissimo livello, travol­gendo il pubblico con la sua energia e la sua parlantina e portandolo a capire quanto si celi dietro alle apparenze. Questo buffo personag­gio giocando con palline di varie dimensioni, camminando su globi da equilibrismo e facendo roteare diablo da giocoliere, riesce a far capire al pubblico cosa voglia dire rappresentare, estra­polare leggi da regolarità per arrivare a predire comportamenti, lavorare assecondando le leggi della fisica per creare qualcosa di artisticamen­te bello. Divertente, interessante, sorprenden­te, ma al contempo rigoroso, Il giocoliere della scienza è stato pensato per avvicinare alla fisica i bambini delle scuole elementari, ma è adattissi­mo ad un pubblico di tutte le età. Poi L’azzardo del giocoliere, commissionato dall’Asl di Mon­za. È una conferenza-spettacolo sull’arte della giocoleria e la matematica del gioco d’azzardo. Il gioco è gioco, vero. E per riuscire, nel gioco, serve investire energia, tempo e denaro. E poi servono conoscenze, abilità, fortuna. Ma la va­lenza di tutto questo cambia fortemente in base al tipo di gioco: diversissimi sono infatti i giochi di destrezza, dove aumentando le ore di gioco si migliora continuamente, e il gioco d’azzar­do, dove più giochi e più perdi. Ne L’azzardo del giocoliere sono proprio queste differenze che vengono messe in evidenza, passando attraverso stupore e divertimento, per arrivare a dare moti­vazioni forti del perché non giocare d’azzardo».

 

Questo ci interessa molto perché abbiamo fatto un Dossier sul gioco d’azzardo.

«Allora segnalo che per le edizioni Dedalo ho scritto un libro intitolato La legge del perdente. La matematica come vaccino contro l’azzardopa­tia. Un libro per adolescenti, studenti universi­tari, docenti, appassionati di matematica e cu­riosi in genere, ma soprattutto per tutti coloro che hanno voglia di rivalsa, ricerca del rischio o dell’eccitazione, e desiderio di sfidare il fato».

 

Quindi, oltre ad insegnare anche scrive?

«Sì, anche Fisica sognante è diventato un libro. Poi ci sono le conferenze, sempre con un’atten­zione particolare perché risultino comprensibili a tutti. E poi gli spettacoli teatrali veri e propri».

 

Mi verrebbe da dire: beati i suoi studenti.

«Eh no, scuola e teatro sono ambiti ben distinti. Sul palcoscenico ho un copione, a scuola devo svolgere un programma».

 

 

questa intervista, rilasciata a Chiara Sirk, è comparsa su “I Martedì”, numero 3 anno 42

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