Fisica Sognante

FISICA SOGNANTE – Testo tratto da “Fisica Sognante” – Ed. AIF

 

(Mentre lavoravo) in un gruppo di ricerca sulla didattica della Relatività Ristretta conobbi la mia tutor, Bruna Fergnani.

Con lei fu amore a prima vista[1]. Seguirla in classe un esempio altamente formante. Tenere il tirocinio attivo nella sua classe un onore.

Fu durante uno dei pomeriggi che passavamo a parlare di fisica, matematica e senso della vita che mi chiese perché non avessi mai provato a metter insieme […] la fisica e la giocoleria. D’altr’onde i punti di contatto c’erano. O no?

Fisica e giocoleria. I miei due lavori. I miei due mondi. Le mie due anime.

Fisica Sognante - Teatro di Marzabotto
Fisica Sognante – Teatro di Marzabotto

La sfida lanciatami da Bruna mi galvanizzava. Lavorare per scrivere uno… Spettacolo? Conferenza? Lezione? Non avevo neppure idea del formato che avrebbe dovuto avere, della platea alla quale avrei dovuto rivolgermi, dei tempi che avrei dovuto rispettare. Forse era proprio questo ad eccitarmi, o forse l’idea di scavare dentro alla fisica e alla giocoleria per poi costruir tra loro un ponte, o ancora, forse, mi piaceva l’idea di scrivere qualcosa di originale, nuovo, mio. “Mio” inteso nel senso più intimo del termine. “Mio” prodotto. Che parla del “mio” mondo. Se la pulsione verso l’arte è veramente la necessità di esprimere “l’indescrivibile dentro” allora avevo la possibilità di farlo. Più che mai prima.

Una fortuna grandissima fu che, contestualmente alla boutade, non appena con la mia caratteristica incoscienza accettai l’idea di “provare a lavorarci”, mi propose subito una data[2]. Il cinque maggio del duemilacinque[3], in occasione dei festeggiamenti per l’Anno mondiale della fisica. Quella sera, al teatro degli Alemanni di Bologna, avrebbe dovuto portare in scena con alcuni dei suoi alunni le avventure di Bepi: un insieme di storie da loro inventate che avevano come protagonista un personaggio di fantasia che viveva in un mondo dove le leggi della natura funzionavano diversamente che da noi: storie più o meno fantastiche sulla fisica e le sue leggi: Fisica Sognante. E così, praticamente senza accorgermene, nell’arco di pochi minuti mi ritrovai ingaggiato per scrivere un qualcosa che doveva parlare di fisica e giocoleria e che doveva durare circa un’ora, da presentare in teatro in occasione di un evento ufficiale sponsorizzato dall’Università di Bologna. Su cosa dire davvero, modi, tempi, mezzi, scaletta, … la più completa libertà. Almeno avevo il titolo.

Mi fu subito chiaro che la cosa più importante era capire “cosa dire” di concreto, da cui un brain storming sui possibili collegamenti tra la fisica e gli attrezzi di giocoleria che sapevo usare. Perché avendo poco tempo per partorire (non più di 4 mesi) ed avendo anche una vita sociale (due lavori, qualche amico ed una ex futura-moglie[4]) non potevo lavorare su nuovi oggetti e costruire nuove routine. Il lavoro del giocoliere tecnico è lungo e faticoso. Costruire nuovi esibizioni richiede prima di imparare le basi del nuovo attrezzo, poi di interiorizzarle e di imparare esercizi più complessi, poi di esplorare un po’ le potenzialità che ha cercando nuove vie “più tue”, poi di unire insieme gli esercizi in piccole sequenze o vere e proprie routine ed infine, scelta una base musicale o qualche altro contenitore, di costruire una coreografia e ripeterla, ripeterla, ripeterla sino a che non diventi un automatismo. Perché quando ti esibisci non puoi pensare. Quando pensi sbagli. E la tua testa deve essere libera per gestire gli imprevisti[5] e per lasciar che il tuo “indescrivibile dentro” fluisca liberamente. E quindi palline, mattoni, monociclo, diablo.

Secondo passo fu quello di imbastire una scaletta di tutto ciò che volevo mostrare. Decisi di dividere il lavoro in quattro capitoli, uno per attrezzo, e creare un alternanza tra lezione e spettacolo, detto ed agito, parlato e musicale. Perché al pubblico le variazioni piacciono, l’alternanza aiuta a tener desta l’attenzione e poi io mi vedevo così: diviso tra due mondi. Un po’ schizofrenico…

fisica sognante Gallarate - olimpiadi matematica
fisica sognante Gallarate – olimpiadi matematica

Quando parli di fisica non puoi non citare modelli, schemi, formule e chi ti ascolta deve poter “vedere” ciò di cui parli. Se poi la persona a cui ti rivolgi è abituata al linguaggio matematico “vedere” può essere inteso in senso lato, ma se il tuo interlocutore è una persona interessata ma non un matematico allora la scrittura diventa d’obbligo. E dato che la matematica è un linguaggio difficile e che mi sarei rivolto non ad un interlocutore ma ad una platea, i passaggi logici, i tempi, gli esempi, il linguaggio, le immagini dovevano essere scelti con cura, misurati, adattati, immediati. Non potevo quindi permettermi di scrivere nel senso più stretto del termine, per la lentezza dello scrivere stesso, per la mia calligrafia impossibile, ma soprattutto perché la lavagna ti porta a dare le spalle al tuo interlocutore. Cosa che puoi permetterti (a volte) in classe, non su un palco. Fu così che mi sedetti davanti ad un computer: proiettare alle mie spalle delle slide (studiate con cura, colorate, chiare, dinamiche) poteva, doveva essere il collante del mio lavoro.

Fisica Sognante doveva parlare dei due mondi tra i quali oscillo: la scenografia avrebbe dovuto rispecchiare questa divisione! Da un lato lo studio dell’insegante, dall’altro lato il garage del giocoliere. Da una parte una cattedra, un pc, un paio di libri, qualche biro, la borsa da lavoro dall’altro diablo, palline, cerchi, clave, monocicli. Il minimo indispensabile da una parte, perché un insegnante è essenziale, soprattutto quando è in cattedra, più roba di quanta me ne servisse veramente dall’altra, perché il giocoliere è anche collezionista. Ordine contro disordine. Grigio e nero contro colori sgargianti. Austero contro follia. Che poi non c’è una divisione così netta, ma su un palco le sfumature, se son troppo tenui, si rischia di non coglierle. E poi tra i due mondi c’erano le proiezioni: il ponte atto a far da collante ed esaltarne le similitudini.

Il testo è nato in itinere insieme alla presentazione. La prima slide doveva riportare il titolo ed un paio di immagini evocative di fisica e giocoleria[6] ma poi cosa dire? Come cominciare? E così, mentre mi immaginavo sul palco dire e fare la presentazione cresceva, il testo si strutturava, i tempi si definivano.

La cosa più difficile è stata rendere poi testo e presentazione divulgativi: chiari davvero, fruibili dalla maggior parte delle persone, non noiosi, anzi, possibilmente divertenti, ma soprattutto non banali e matematicamente corretti. Perché se si deve parlar di fisica che fisica sia. Non potevo certo, per rendere più facili certi concetti, passar immagini, esempi o ragionamenti sbagliati, come invece fanno certe trasmissioni televisive o certi giornali (che tanto odio). Non so se sono riuscito nel mio intento, ma questa è stata la stella polare.

fisica sognante . Teatro Comunale di Cesenatico
fisica sognante . Teatro Comunale di Cesenatico

Infine ho dovuto imparar i vari monologhi a memoria. Ricordo ancora la sera della prima: mentre Bruna ed i suoi pargoli recitavano sul palco io ero nel camerino che camminavo freneticamente avanti e indietro come un papà in dolce attesa ripetendo tutto il testo, ripetutamente e continuamente. Che ansia! Se ripenso a quella sera, alla prima, quello che presentai era… non saprei dire. Che vergogna! All’epoca mi piaceva molto, ma con il senno di poi quanti errori: sia tecnici, che logici, che comunicativi… Ma lavori come Fisica Sognante, un po’ come l’insegnamento, sono lavori di mestiere: come il buon vino, invecchiando migliorano.

Fisica Sognante ancora oggi è un Work in progress. Alcuni passaggi ci ho messo anni per renderli divulgativi come intendo io e ancora oggi non mi soddisfano appieno. Gli esempi li ho cambiati. Alcune parti sono state cassate, un paio ripescate, alcune tagliate ed altre ancora ampliate. Molte battute e metafore, nate per sbaglio durante qualche rappresentazione, sono diventate parti fondamentali del lavoro. La presentazione subisce continuamente correzioni ed aggiustamenti ed è stata riscritta da capo un paio di volte. Gli esercizi tecnici sono cresciuti diventando sempre più complessi. La scaletta stessa ha subito qualche variazione. Il testo è stato trascritto integralmente e si è teatralizzato, soprattutto in certe parti.

Ed oggi lo sento proprio un figlio mio.

Per saperne di più clicca qui! …oppure vai sul sito Fisica sognante: sito ufficiale gestito da AIF Bologna ed ospitato nel dominio di UNIBO …ma per sapere davvero cos’è, guarda questo video

 

Come è nata Fisica sognante intervista per UNITRENTO

Rudiano, Fisica sognante ad ODISSEA
Rudiano, Fisica sognante ad ODISSEA

 

 

 

 

[1] Anche se la prima volta che la vidi, mentre mi presentavo dicendo che nella mia classe di tirocionio avrei voluto… lei si alzò, interrompendomi, quasi gridando, per correggermi dicendo: “la MIA classe…”.

[2] “Fortuna” perché lavorare con una scadenza ti costringe a farlo e concretamente.

[3] Un po’ come un novello Zeno Cosini vidi in questa data un “segno”: cosa che contribuì a convincermi che avevo fatto la scelta giusta, ad accettar la sfida.

[4] Nel senso che all’epoca era la mia “promessa sposa” ma, sapete com’è, le promesse non sempre vengono mantenute…

[5] Una folata di vento; un flash che ti abbaglia; un bambino che scappa alla mamma e ti corre incontro; una scarpa slacciatati addosso come se fossi un Bush qualsiasi …

[6] Scelsi Albert Einstein ed Enrico Rastelli: ognuno nel suo mondo, i più grandi di sempre. Le immagini che aprono la conferenza-spettacolo, a distanza di 8 anni, sono ancora quelle.

20 thoughts on “Fisica Sognante”

  1. Buongiorno, volevo cogliere l’occasione per farle i complimenti e ringraziarla per essersi esibito a Ravenna qualche settimana fa.
    Assistere al suo spettacolo é stata una bellissima esperienza, sia per me che per i miei compagni e professori.
    Mi ha fatto molto riflettere il suo discorso sul fatto che oggi molti giovani non si buttano, non sperimentano e non provano nuove attività, e pensandoci è dannatamente vero, anche per i ragazzi della mia età, e facendo così chiudiamo delle porte prima ancora di averle aperte.
    Volevo ringraziarla anche perchè mi ha aiutato molto a livello scolastco: questo é per me il primo anno di liceo scientifico, e quindi è anche un primo approccio alla fisica, e inizialmente non riuscivo a capire a pieno come formule e leggi fisiche e matematiche potessero essere applicate alla realtà. Lei mi ha dato una risposta ed ha acceso in me la curiosità e la voglia di informarmi maggiormente a questo proposito.
    Mi ha anche fatto conoscere il mondo della giocoleria, che ho intenzione di esplorare il più possibile.
    Spero che possa tornare a Ravenna per altre esibizioni.
    Grazie

  2. Caro Federico,

     sono una docente di Matematica e Fisica del liceo Manzoni che oggi ha assistito al tuo spettacolo.  

    Credo che tu sia abituato ai complimenti e allo stupore di fronte alla tua bravura di giocoliere e divulgatore, ma te li rinnovo. Avevo già  assistito allo spettacolo 5 anni fa e l’ ho assaporato con lo stesso piacere ed entusiasmo.  Oggi però  mi sono piaciute moltissimo le tue riflessioni sulla nostra professione, sul grande compito educativo che abbiamo e sul modo di porci in classe. Ho condiviso ogni parola e l’amore per il tuo lavoro è  anche il mio. 

    Nonostante il nostro ruolo sia sempre meno apprezzato e compreso dalle famiglie e dalla società, continuo a credere che i ragazzi abbiano bisogno di noi e ogni giorno ho testimonianze in questo senso.

    Mi hai dato energia nuova e spunti importanti per riflettere e studiare. Ti ringrazio per essere riuscito a cogliere gli aspetti affascinanti delle discipline scientifiche  ( da noi le chiamano materie di sofferenza. .. termine bruttissimo che mi richiama quello odioso di malato terminale) e per aver spiegato ai ragazzi la loro bellezza e importanza per la crescita.

    Grazie a te di tutto! Buona vita

    Donatella Cotta 

    Inviato da smartphone Samsung Galaxy.

    1. grazie. per i complimenti, certo, ma soprattutto per il feedback sull’idea di insegnamento, sul nostro mestiere… è importantissimo per me che, tra tutto, passi anche quello. soprattutto quello.
      condivido con te l’idea che i ragazzi, tutto sommato, abbiano bisogno di noi. anche solo per avere “esempi” di adulti coi quali confrontarsi fuori dalla famiglia, nel bene o nel male…
      a presto, buona vita, fb

  3. Ciao Federico, la scorsa settimana ho assistito al tuo spettacolo in occasione dell’evento Carpi in scienza. Che dire,…..partivo con delle aspettative non altissime, un po’ per la materia, un po’ perchè sono tendenzialmente diffidente, un po’ perchè ero stanco della giornata lavorativa.
    Dopo 3 minuti di spettacolo tutte le aspettative erano sotterrate ed ero immerso nel tuo mondo

    Tanto per incominciare hai messo subito a tacere (in vari sensi) tutti nel modo in cui ti sei posto con il pubblico……hai chiesto subito il rispetto per il tuo spettacolo ma anche il rispetto per tutti coloro che vengono a vederti e vogliono assistere, divertirsi, imparare, stupirsi………grazie!!

    Beh io anche oltre, non solo mi sono goduto lo spettacolo dall’inizio alla fine (mi è sembrato volare),…..mi sono caricato/ricaricato come non facevo da tempo. Al di là della profonda stima ed ammirazione per tutto ciò che sei riuscito a portare dentro quel palco (passione, determinazione, perseveranza, fantasia, allegria, umorismo, professionalità, trick, giocoleria, fisica, …) mi hai trasmesso quella voglia di fare e di imparare.
    La cosa che mi ha più colpito e fatto riflettere è stato quando hai parlato della testa che è l’unica cosa che sarà sempre con noi….è banale e magari uno non ci pensa perchè lo dà per assodato come l’aria che respiriamo ma effettivamente spesso ci dimentichiamo di accenderla e di usarla.

    Beh non voglio dilungarmi oltre……..ieri ho comprato il diablo ed ora ho una gran voglia di imparare. Poi magari mi cimenterò in altro, ma penso sia meglio investire del tempo ad imparare qualcosa (a tutte le età) piuttosto che spendere ore a vivere delle vite altrui senza introitare null’altro che fumo e banalità,….quelle dopo 2 giorni si dimenticano,…….l’arte e le abilità restano addosso per sempre e i ricordi pure (come il ricordo della bella serata!).

    Speriamo di rivederci presto
    AB

    1. bellissimo che il messaggio su “la testa che sarà sempre con noi” arrivi così forte…
      grazie infinite per il feedback. per aver condiviso. …e soprattutto per aver comprato un diablo! ;-)
      a presto, fb

  4. di solito quando si va a vedere un qualcosa spinti da entusiastici commenti di chi l’ha già visto beh, il rischio della delusione è alto, ci si crea delle aspettative e spesso vengono disilluse. Devo ammettere, e lo faccio con gioia, che invece le aspettative sono state rispettate abbondantemente !!! Bello, interessante, affascinante, ironico, vivo … ecco, vivo è forse la parola che più di tutte riassume ciò che ho visto. Pare poco ma in un mondo che sopravvive ed arranca mi pare un bel complimento !!!

  5. Ho visto questo spettacolo qualche tempo fa nel milanese. Bello e molto coinvolgente per figli…e genitori! Un bel modo di imparare ‘sognando’ tante cose! Complimenti Federico.

  6. ciao Federico,
    ti rompo le scatole solo per farti i complimenti (quindi se hai altro da fare e ti sei stufato di chi ti fa perdere tempo puoi saltare a piè pari questo messaggio).
    Ho avuto la fortuna di vedere la tua esibizione all’isola polvese a settembre insieme a mia moglie e ai miei figli (di 8 e 5 anni) e nell’occasione abbiamo comprato il tuo libro “fisica sognante”….che avevo colpevolmente lasciato da parte fino a ieri, giorno in cui ho avuto il piacere di “mangiarmelo” interamente. sì, mangiarmelo, perchè pagine così non vanno lette, ma proprio “mangiate” come quando si assaggia un cibo nuovo, prima annusando e poi gustando ogni piccola parte e cercando di assemblare in bocca ogni sfumatura di sapore diverso.
    già allo spettacolo avevi lasciato il segno (non solo in me ma anche nel resto della mia famiglia) con la tua esibizione e con i tuoi monologhi…ma con il libro ho avuto la possibilità di “conoscerti” meglio con tranquillità.
    Davvero riesci ad unire due (e più) mondi che mi affascinano, in una entità unica e completa….
    Premetto che la mia formazione “scolarizzata” è principalmente scientifica (mi sono laureato in ingegneria ambientale) e la fisica e la matematica mi sono sempre piaciute. Durante gli studi mi capitava di fare attività anche in ludoteche e campi estivi e in quelle occasioni da autodidatta mi sono limitato ad arrivare a fare 3 palline (ovviamente iniziando in modo totalmente anomalo dai veri giocolieri ma raddrizzando il tiro quando ho capito quanto è più facile il lancio incrociato invece che a giro continuo)
    In più da circa 4 anni ho scoperto più da vicino il mondo della giocoleria e delle attività circensi, visto che mio figlio Emanuele che ora ha 8 anni ha cominciato a frequentare i corsi organizzati da “circotascabile”, un’associazione che promuove corsi e seminari di circo per bambini. Un’attività che appassiona Emanuele, che quest’anno ha iniziato il suo quinto anno di circo, ma che ha educato anche me a un mondo diverso e nuovo, offrendo degli stimoli artistici e irrazionali che poche volte avevo avuto la fortuna di coltivare in passato…un po’ per provenienza da una mia famiglia di origine poco incline agli aspetti culturali e artistici (diversi dalla scuola), un po’ (tanto) per essermi adagiato su quello su cui andavo bene e su cui mi sentivo forte….
    E poi arrivi tu a unire due mondi apparentemente lontani ma profondamente vicini…due mondi che forse in profondo sapevo toccarsi ma nessuno era mai riuscito ad esplicitarlo come hai fatto tu.
    Insomma tutta questa noiosa “filippica” solo per dirti grazie…il mio grazie va a te, non per quello che “fai”, perchè credo che più di qualcuno (non io) sanno fare le tue esibizioni, ma semplicemente ti dico grazie per quello che “sei”.
    “Fare” senza “essere” profondamente è come abbracciare senza voler bene…potrai riuscirci ma senza comunicare con tutto te stesso il tuo “indescrivibile dentro” e la persona abbracciata lo percepisce.
    E tu in tutto quelle che fai ci metti il tuo “io sono”…e quindi sono fortunati i tuoi studenti ad avere un insegnante come te che sa “essere” un insegnante attento al singolo (io ho avuto la grandissima fortuna di averne uno simile…prof di religione delle superiori che ancora oggi a distanza di venti anni sporadicamente sento..ma non ti annoio coni dettagli), sono fortunati i tuoi spettatori che ricevono il regalo del tuo “essere” artista preparato ed appassionato, e sono sicuro che sono fortunate le persone che ti incontrano perchè trovano una persona che “è” realmente sè stessa.
    Potrei continuare ore a scrivere, visto che sono sull’onda dell’entusiasmo, ma mi fermo…non so se sei arrivato in fondo a questo messaggio e se ce l’hai fatta ti ringrazio per l’attenzione.
    Non mi aspetto risposte nè altro in cambio ma ti auguro buon tutto e spero di avere la possibilità di incontrarti nuovamente o qui in toscana (dove vivo) o a roma (da dove provengo) o in qualsiasi parte di italia o del mondo (o perchè no, in qualche buco nero nell’universo).
    a presto,
    Christian

  7. Se gli spettacoli sono bellissimi, coinvolgenti e davvero ben fatti e riusciti, bisogna ammettere però, che la cosa ancora più bella è l’incredibile ondata di entusiasmo che si respira nel frattempo. Amore per il proprio lavoro, passione per il Sapere e gran divertimento! Complimenti Prof e grazie!

  8. Ho visto uno spettacolo in terza liceo, due anni fa.. e ogni tanto in classe se ne parla ancora. Da studentessa di fisica e appassionata di giocoleria… è stato qualcosa di indimenticabile! Grazie!

  9. Visti due spettacoli, i miei bimbi (5 e 8) ti nominano assai spesso, parlano tra loro di ‘equilibrio instabile’, ho dovuto comperare il diablo, insomma fai breccia anche sui piccoli…che dire non è solo arida divulgazione scientifica, non è solo semplice spettacolo è vero ‘edutainment’ educare-divertendo, ricetta perfetta per un apprendimento efficace!!
    Grazie!

    1. che dire?
      i commenti sono sempre ben accetti, i complimenti anche di più, ma sentire queste parole mi fa capire che forse a volte riesco davvero a passare ciò che intendo, come la vivo… e questo è un gran regalo. grazie a te.

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