DivulgAzione

DivulgAzione

Ripensavo al 21.12.2012. “Finirà il mondo”, dicevano. Per poi aggiustare il tiro con un più moderato “Finirà il mondo come lo conosciamo”. Ma purtroppo non si fermarono qui: “Sarà una rivoluzione, il raggiungimento di una consapevolezza nuova, un salto quantico”. E ricordo come, per suffragare questa loro ipotesi, scomodassero idee e concetti che tutto era, meno che li possedessero veramente.

“Vedi, quando abbastanza persone sapranno, quando quindi raggiungeremo la massa critica[1], tutti, in un instante, sapremo”. Non so se di questa teoria[2] mi sconvolse maggiormente l’idea che fossero veramente convinti dell’esistenza de La Verità (di cui loro erano ovviamente gli unici detentori) o se mi turbò di più l’uso improprio del concetto di massa critica.

“Ma come non capisci? Tutto è vibrazione, energia, onda”. Già, come facevo a non capire il concetto di energia … solo perché sono un fisico abilitato all’insegnamento mi arrogo il diritto di parlare di energia. Per non parlare di onde[3] e salti quantici[4].

Il problema più grande era per me allora, come lo è oggi, che mi mancavano le parole. O meglio, le mie parole non avevano lo stesso significato delle loro. Perché quando per parlare di energia si comincia a parlare di chakra con riflessioni del tipo “i chakra permettono, in sintesi, il passaggio dei vari tipi di energia vitale tra le varie dimensioni che ci costituiscono nella nostra totalità: ad esempio consentono il passaggio delle emozioni tra il corpo emozionale ed il corpo fisico” hai un bel da ricordare che l’energia, che non si crea dal nulla, è la capacità di un sistema fisico di compiere lavoro … ma ora dovremmo definire lavoro e sistema fisico … e per definire lavoro dovremmo parlare di forza … e …

E così spesso restavo zitto, tra l’incredulo e l’allibito.

Poi pochi giorni fa un mio amico ha portato alla mia attenzione la Terapia quantistica emozionale e non ci ho visto più. Premesso che la fisica quantistica per essere capita … ma che dico capita, per essere anche solo intuita, necessita di anni di studio e formazione, con linguaggi matematici assolutamente non per tutti, e ricordando che pochi al mondo la capiscono davvero, sono giunto alla conclusione che molta della colpa è della scuola, ma altrettanta è di persone come me. Di chi fa divulgazione.

Le colpe della scuola (ma non tutte imputabili ad essa) risiedono nei programmi scolastici, nella formazione dei docenti, nelle classi pollaio … E poi, oggi, tra test nazionali e successo scolastico il focus dell’azione in classe si sta allontanando troppo da obiettivi culturali. … ma per fortuna in cattedra ci sono numerosi professionisti che sanno fare il loro lavoro e che lo fanno con passione e dedizione. Comunque non volevo parlare di scuola, non basterebbe un libro. Mi fermo qui.

A me interessava l’altro aspetto: la colpa è anche di noi divulgatori! Perché troppo spesso, presi dalla voglia di trasmettere, condividere, far capire, arriviamo a semplificare troppo, omettere, usare metafore erronee. La scienza richiede rigore e studio e divulgarla è un compito estremamente difficile. E quindi stiamo attenti, noi del settore, a citazioni, termini, virgole, perché l’ignoranza[5] è forte. E spesso si trasforma in business.

Da cui il mio invito, facciamo del nostro Divulgare una Azione, al limite della missione. Una divulgazione con la “A” maiuscola. Facciamo DivulgAzione.

 

[1] quantità di materiale fissile necessaria affinché una reazione nucleare a catena possa auto sostenersi ovvero condizione in cui una nube di idrogeno, elio e polveri inizia a contrarsi per formare una protostella … ma forse si riferivano al Fenomeno della centesima scimmia … o meglio alla leggenda della centesima scimmia.

[2] E già definirla teoria è un gran regalo, perché in fisica una teoria è tutto meno che un’ipotesi! Una teoria, prima di essere definita tale, è sottoposta a controlli, riflessioni, tentativi di confutazioni e deve portare successi sperimentali e previsioni di nuovi fenomeni.

[3] il trasporto di una perturbazione nello spazio senza comportare un trasporto netto della materia del mezzo, qualora presente, che occupa lo spazio stesso

[4] il passaggio repentino di un sistema da uno stato quantico ad un altro

[5] Intesa come le persone che non conoscono in modo adeguato un fatto o un oggetto

5 thoughts on “DivulgAzione”

  1. Interessante, mi ha fatto riflettere.
    Io però trovo necessario distinguere le persone che prendono la scienza un po’ come piace a loro in due tipi:
    1) Quelli che di scientifico non hanno proprio nulla, ovvero quelli che sentono la parola relatività e credono di aver capito tutto. Come scriveva Russell sono quel “tipo di persone superiori a cui piace molto ripetere ‘tutto è relativo’ “. In questa categoria rientra chi parla di chakra e salti quantici.
    2) Quelli che hanno una formazione scientifica ottima ma che nonostante questo proprio non riescono ad essere oggettivi.

    Trovo che siano molto dannosi entrambi potenzialmente, perché se il chakra (che io sappia) finora ha lasciato il tempo che trovava, altre cose hanno pesato parecchio in termini di soldi e tempo perso. Ad esempio sulle scie chimiche sono state fatte fin troppe interrogazioni parlamentari http://www.ilpost.it/2013/03/08/interrogazioni-parlamentari-scie-chimiche/ (sorpresa! Nemmeno una dai cinque stelle) per non parlare dell’uomo che fissava le capre (il film è tratto da una storia vera che hanno pagato i contribuenti statunitensi) http://attivissimo.blogspot.it/2009/11/fissare-le-capre-e-ucciderle-cominciamo.html !

    Esistono anche premi Nobel che ad un certo punto partono con deliri assurdi (come cita giustamente Dario Bressanini http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/01/25/riflessioni-di-uno-scienziato-divulgatore-parlare-ai-biodinamici/)
    Ma lasciando perdere i deliri, è grave anche chi crede di conoscere già tutta la scienza e la prende alla leggera. Ho trovato questa vignetta di Cyanide and Happiness illuminante a proposito:
    http://explosm.net/comics/3557/

    trovo che troppo spesso certe persone siano convinte che la scienza affermi che la sperimentazione animale è giusta, gli OGM siano l’unica soluzione alla fame nel mondo e le centrali nucleari siano sicure. In realtà concetti come giustizia e sicurezza sono più soggettivi di quello che può sembrare, mentre affermare che qualcosa sia l’UNICA soluzione è qualcosa di troppo forte da dimostrare. Trovo perfetto quest’articolo del CICAP a riguardo:
    https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=276133

    e devo dire che purtroppo, nella foga di rispondere agli argomenti meno scientifici, chi affronta questi argomenti tralascia certe critiche più fondate ma che fanno meno eco. Purtroppo persone come Bressanini (che ho citato prima) spesso ci cascano.

    Pareri?

    1. wow. bellissimo commento! pieno zeppo di spunti di riflessione… grazie. (con calma leggerò tutto! promesso) intanto che dire?

      innanzitutto non posso che non essere d’accordo sul distinguo fatto all’inizio. ma mentre fatico a sopportare l’ignoranza (il primo gruppo) al punto da rasentare il razzismo intellettuale (ed è un difetto sul quale sto lavorando…anche se però, se uno “sa di non sapere”, almeno dovrebbe stare zitto) i secondi proprio non li reggo. soprattutto perché troppo spesso la “soggettività” è …a scopo di lucro! e questo è imperdonabile! (da cui gli esempi riportati che trovo più che calzanti (scie chimiche e non solo)…oltre che irritanti!).

      ma vero è che troppo spesso si crede di “sapere” (se non addirittura di “sapere tutto”) e si finisce con il pontificare, sentenziare, proporre LA soluzione. e questo è tutto meno che scientifico.

      da cui il mio invito. proprio noi che amiamo la scienza e amiamo divulgarla (e magari ne abbiamo fatto un lavoro) dobbiamo stare attentissimi a cosa scriviamo. partendo proprio dagli aggettivi usati.

      a presto, fb

  2. Il “mito” del 21-12-2012 penso sia stato solo strumentalizzato da chi ci ha visto guadagni facili utilizzando la capacità della gente di credere a tutto: basti pensare al fatto che si diceva “il mondo finirà” MA ci sono delle città (se non ricordo male una era in Francia) che erano salve con appartamenti a prezzi vertiginosi e, se le fonti sono veritiere, andati a ruba! Qui basterebbe un filo di logica (senza nemmeno bisogno di quel livello che si studia a scuola): se è la fine del mondo allora come può restare un paese? Se resta un paese il mondo non è finito……
    Noi per scherzarci su ai tempi pensammo di fare il ciondolo che ti salva dal 21-12-2012 soddisfatti o rimborsati: se resti vivo sei soddisfatto… se muori e il mondo finisce ti rimborsiamo! (in fondo c’era un sacco di gente che credeva al potere miracoloso del power balance…)

    Credo che l’essere umano abbia un gran BISOGNO di CREDERE in qualcosa (alla magia, alle scie chimiche, alla sindrome di morgellons, che dietro ad ogni cosa ci sia una cospirazione) e che per questo molte persone si lascino forviare da quello che leggono in giro… senza fermarsi un attimo a pensare e ad analizzare la cosa in modo razionale: conoscere per credere!
    A volte anche conoscere non basta….. prendiamo il gioco delle 3 carte: tutti sanno come funziona… eppure continuo a vedere qualcuno che ci prova! E ogni volta mi chiedo come sia possibile…. non lo riesco a concepire! Giuro che non capisco!

    Quindi secondo me la gente ha estremamente bisogno di SAPERE per CAPIRE!

    1. su “tutti sanno come funziona il gioco delle tre carte” avrei dei dubbi, senza contare che c’è sapere e Sapere. ma questo è un altro discorso.

      ci sono ricerche estremamente accurate che dimostrano come la cultura scientifica sia un fattore di protezione contro le ludopatie.
      ovviamente esistono insegnanti di matematica che si rovinano al gioco. ma più un paese investe in cultura scientifica meno la sua popolazione gioca (si parla di grandi numeri e la statistica è fatta a “parità di condizioni” (diffusione della rete, reddito medio procapite, codipendenze, ecc…) – la fonte che cito sono dati OSCE).

      da cui la mia riflessione: se investissimo di più sulla formazione delle intelligenze (tutte, non solo quella logico-critica) la “creduloneria” diminuirebbe. e per realizzare tal progetto servono invetimenti (di soldi, tempo e in termini politici) ma anche che chi lavora sul campo lo faccia “qui e ora”: con cognizione di causa, riflettendo su ogni passo, ecc… da cui il chiamare in causa la scuola (insegnanti in primis, ma non solo loro: tutte le componenti dovrebbero essere coinvolte e sensibilizzate) e chi fa divulgazione.

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