Didattica a Distanza: senza guardarsi negli occhi.

Solitamente pubblico su questo Blog solo un solo articolo al mese, il 5. Ma in questo momento, sarà per il tempo in più che mi trovo ad avere, sarà per quello che succede nel mondo, in generale, e al mondo della scuola, nello specifico, sento l’esigenza di condividere. Spero vogliate quindi scusarmi e, magari, confrontarvi con me…


Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione.

Didattica a Distanza: senza guardarsi negli occhi.

2020[1], emergenza Covid-19, Italia.

23 febbraio: a seguito del DPCM che istituiva le prime zone rosse della penisola, il presidente dell’Emilia-Romagna (dove vivo) decretava la chiusura delle scuole in tutta la regione, sino al primo marzo. Alle 8 di lunedì 24 ero già sui libri per preparare un set di esercizi da inviare via posta istituzionale agli studenti delle diverse classi in cui insegno[2] mentre il giovedì ho inviato a ogni classe le correzioni, corredate di commenti, giustificazioni di ogni passaggio e note teoriche, e nuovi esercizi per il lunedì dopo, che speravo avremmo corretto in classe. …solo in un secondo momento ho scoperto che non avrei potuto/dovuto perché non erano semplicemente sospese le attività didattiche: era proprio chiusa la scuola, quella settimana! Mea culpa, non mi ero fermato troppo a riflettere sui “dettagli”! Ma semplicemente, da che mondo è mondo, nessuno mai mi aveva costretto a restare a casa da scuola[3]! E quindi mi sembrò fondamentale dare un segnale ai ragazzi: che andava tutto bene, che le cose continuavano, che la scuola, come istituzione, c’era e resisteva! Per non lasciarli soli e, probabilmente, per non sentirmi solo io.

1 marzo: un nuovo DPCM decreta la sospensione didattica nelle scuole di alcune regioni, tra cui l’Emilia-Romagna, sino al 15 marzo. Mi rendo conto che si sarebbe stato bisogno di una progettualità a lunga scadenza! A quel punto assegno a ogni classe, oltre alle famose “correzioni-arricchite”, un capitolo nuovo del libro di testo da approfondire, per andare avanti col programma, con l’idea di far prendere dimestichezza con un argomento nuovo, per poi aggiustare il tiro in presenza. Invio un elenco di esercizi e il giovedì spedisco le “correzioni-arricchite”. …e intanto mi compro una tavoletta grafica[4], perché non si sa mai.

8 marzo: con un ulteriore DPCM le misure valide solo per alcune regioni del nord sono estese a tutto il territorio nazionale sino al 3 aprile. Tra invio di esercizi, assegnazione di video da guardare (selezionati dopo ore di visione della qualunque sui nuovi argomenti assegnati la settimana precedente) e condivisione delle solite “correzioni-arricchite” mi alleno con la tavoletta grafica, studio Google Meet[5] e preparo le prime video-lezioni usando un “secondo me” come cavia: accedo cioè alla stessa “stanza” con due account diversi, da PC e da tablet. Cosa che poi si è resa utilissima perché mi permette di condividere lo schermo del PC come se fosse una lavagna su cui scrivo con la tavoletta grafica mentre il tablet è settato sui ragazzi e la chat di gruppo. Mercoledì 11 marzo inizio con le prime lezioni a distanza: atroci! Non fraintendetemi, bellissimo risentire (in alcuni casi rivedere) i ragazzi, condividere dubbi, speranze, perplessità, ma la parte “didattica” ha mostrato subito tutte le sue fragilità. Innanzitutto mi sono reso conto immediatamente che, per quanto mi fossi sforzato di curare le “correzioni-arricchite” aggiungendovi riflessioni, dimostrazioni, più soluzioni diverse per ogni esercizio e chi più ne ha più ne metta, solo una piccola parte dei ragazzi aveva colto davvero nel segno il senso dei diversi argomenti. Inoltre, volendo spiegare e rispondere alle domande di tutti quelli che si sono fatti avanti in quei 50 minuti, ho parlato veramente con metà classe ogni volta, a voler essere ottimisti. E gli altri? Seguivano? Erano presenti? Stavano prendendo appunti o semplicemente avevano messo il cellulare in mute mentre giocavano a tetris col PC?

22 marzo: un’ordinanza ministeriale vieta alle persone fisiche di trasferirsi o spostarsi. Io intanto avevo preso il ritmo! Una lezione di un’ora settimana, per classe e per materia[6], più l’invio di dispense, esercizi da svolgere, “correzioni-arricchite[7]”, … Inoltre ho assegnato ai diversi ragazzi relazioni su argomenti vari, da consegnare dopo 10 giorni e che avrei valutato.

1 aprile: le misure restrittive vengono prorogate sino al 13 aprile e, non è un pesce, dal MIUR assicurano che non ci saranno bocciati e che a settembre si prevedranno corsi di recupero: in presenza o a distanza. E un brivido mi corse lungo la schiena. Perché? Per due motivi! Del “a distanza” ne parlo in chiusura, ma anche il “tutti promossi” mi ha colpito e non poco. Perché la scuola è stata sospesa, indistintamente in tutto il regno, l’8 marzo. Cioè sei mesi dopo l’inizio delle lezioni, a quadrimestre (o, nei casi più fortunati, trimestre) già concluso e con molti voti nel secondo periodo già registrati. Si è chiusa cioè in un momento in cui noi insegnanti avevamo già un’idea ben formata, anche se non definitiva, su molti dei ragazzi. Sarebbe quindi stato più giusto, credo, dare al corpo docenti responsabilità e dignità (invece che esautorarlo da ogni decisione) chiedendo di portare a settembre tutti, prevedendo corsi di recupero e/o esami di riparazione se necessari, ma lasciando anche la possibilità in casi eccezionali (che sarebbero stati da motivare dal consiglio di classe in maniera approfondita e ineccepibile) di bocciare. Perché portare, per esempio, un ragazzo dalla seconda alla terza liceo se non ha le basi ben definite o se ha ampi buchi nei diversi programmi o nella formazione è condannarlo a una bocciatura futura, mettendolo davanti a un ostacolo che, senza la giusta rincorsa, forse non supererà mai. Senza contare le ripercussioni, sulle classi future, di una promozione indistinta (se il livello medio dei discenti, per formazione e motivazione allo studio, sarà molto più basso, come rapportarsi con gli obiettivi di programmazione? Obiettivi che molti avrebbero il diritto ad avere elevati). Inoltre la bocciatura non è e non deve essere una punizione, ma l’occasione di fermarsi, ripensarsi, raccogliere le energie e ritrovare un centro per poi affrontare il domani. O magari ragazzi che sono in prima e che avrebbero dovuto cambiare scuola, passando al primo anno di un diverso indirizzo (magari da un liceo linguistico a un alberghiero) si ritroveranno in seconda! E poi comunicare il “tutti promossi” con così largo anticipo toglierà e non poco “motivazione” a tanti. Non fraintendetemi, so che si dovrebbe trovare un perché allo studiare che sia intrinseco, ma purtroppo non è così per tutti. E motivare i ragazzi attraverso lo schermo di un PC quando sanno che non saranno valutati o che le valutazioni avranno un peso irrisorio, non è banale. Ma io, intanto, consegno le relazioni corrette, ne assegno altre, fisso dei compiti in classe virtuali[8] e interrogazioni a distanza e ricordo ai ragazzi che, come sempre, se non dovessimo vederci prima della fine dell’anno, la prima volta in cui li vedrò nel 2020-2021 ci abbracceremo, ma la seconda faremo un compito sugli argomenti trattati in questa fase emergenziale.

10 aprile: il Governo comunica che l’estensione delle restrizioni andrà avanti sino al 4 maggio. Per quanto riguarda la scuola si parla di una possibile riapertura il 18 maggio, ma dubito di rivedere i miei ragazzi prima di settembre e quindi vado avanti col progetto: esercizi più correzioni arricchite, relazioni da valutare, video da vedere, interrogazioni a distanza, compiti in classe virtuali, video-lezioni… ecco, in quest’ultime sono proprio migliorato: dalla gestione dei diversi strumenti multimediali alla disinvoltura nel parlare “da solo[9]”. Sono anche riuscito a tenere un buon livello in una delle mie lezioni preferite: una di quelle per cui semini un anno per arrivarci e nelle quali metti le basi per un discorso che si strutturerà veramente solo a fine dei 5 anni… Una lezione sul secondo principio della termodinamica: entropia e scorrere del tempo.

Che peccato però non aver visto in faccia i ragazzi, non aver colto le loro reazioni, non aver potuto aiutare quelli che si perdevano, per pigrizia, distrazione o fatica, e che non hanno avuto il coraggio di fermarmi in tutta la foga del momento. O di non essermi potuto fermare io perché notavo qualcosa nei loro occhi di non compreso, l’ombra del dubbio che ogni insegnante sa cogliere e valutare, ma solo se i ragazzi li vede negli occhi!


Ed ecco tutte le lacune della didattica a distanza disvelate in tutta la loro pochezza!

A partire dalle scuole, che troppo spesso non hanno mezzi e connessioni adeguate per assicurare a 40 o 50 insegnanti (tante sono le classi) di lavorare contemporaneamente e devono affidarsi al PC del docente, al tablet del docente, ai giga del docente. E se il docente avesse una connessione “ballerina”? Pochi giga per sostenere ore di lezione? Un PC che serve al figlio per far lezioni a distanza con un altro prof di un’altra scuola?

Stessi problemi che hanno i discenti! Di connessione, di giga, di mezzi e di disponibilità! Perché non poche sono le famiglie che hanno 2 o 3 figli tutti con le stesse esigenze di “connessione”! Quando non sono anche i genitori a dover lavorare da casa… E se anche potessero connettersi tutti, con sufficienti mezzi e giga, servirebbero altrettante stanze! E se non fossero adolescenti, come i miei ragazzi, ma bambini delle elementari non sarebbero neppure autonomi, nel seguire il lavoro! Ma forse è il minore dei problemi…

E cosa dire delle valutazioni a distanza? Test, interrogazioni o relazioni che siano! Chi mi assicura che non comunichino tra loro con mezzi altri da quello che usano per la connessione? O che non abbiano la parete tappezzata di appunti? Perché se arrivano a portarsi 2 cellulari a scuola, a scrivere micro bigliettini che si infilano nelle gonne o sotto la camicia o a comprare penne truccate con tanto di “pergamena di appunti incorporata” non troveranno modi ancora più efficaci di “imbrogliare” quando non sorvegliati? E allora tutte quelle valutazioni che mi ostino a fare e che è giusto che faccia e che voglio fare, per quanto faticose, che valenza potranno mai avere?

E poi, diciamocelo, chi a casa ha genitori che hanno modi, mezzi e tempo per aiutarli, così come quelli “più bravini”, che tanto da scuola uscirebbero anche senza il nostro aiuto, per loro il “deficit di conoscenza” non si farà sentire davvero! È per quelli che, per un motivo o per l’altro, hanno sempre fatto fatica che il problema si acuirà! La forbice nella formazione è destinata ad aprirsi ancora di più, “a distanza”, perché da qui, nella mia mansarda, dietro al mio PC, non riesco a cogliere “l’ombra del dubbio” di cui parlavo prima. E ancora meno la luce che si accende quando “cavoli prof! Grazie, ho capito!”. Dio, quanto mi manca quella luce! Perché la formazione non è, senza guardarsi davvero negli occhi. La didattica perde troppo del suo significato più intimo, senza guardarsi negli occhi. Il rapporto umano si sfilaccia e diventa meno intenso, senza guardarsi negli occhi.


Tutto da buttare, quindi? Per carità! Quanto appreso in questi giorni è oro, per me! Per esempio, dal prossimo anno, proporrò ai miei studenti un’ora a settimana in cui potranno contattarmi, nel pomeriggio, per poter porre domande sul non capito. E se qualcuno dovrà restare a casa, per qualsiasi motivo, lo potremo raggiungere con compiti, lezioni, video e quant’altro. E se capiterà un’altra situazione così, Dio ce ne scampi, saremo pronti! Perché tanti hanno fatto come me: si sono arrabattati con fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione, spinti solo dalla voglia di far bene e di fare il proprio dovere, ma domani saremo pronti e formati! Ma per un “in più”, non per “la regola”.

Perché la didattica a distanza non può essere la regola. Ricordiamocelo, domani, se mai qualcuno volesse proporcelo/imporcelo: dovremo essere pronti a dire, uniti, un no convinto. Ne va del senso del nostro mestiere. Un no convinto, guardandoci negli occhi.

Buona Pasqua a tutti.

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Vi siete già iscritti al Blog? Avrete notato che il mio sito è privo di pubblicità?! Cosa aspettate ad iscrivervi? Io non vedo neppure la vostra mail, semplicemente il 5 di ogni mese vi arriverà un messaggio per ricordarvi che è uscito il nuovo articolo! Quello che cerco è un confronto: se quindi condividerete o commenterete, per me, sarà soltanto un regalo.

[1] “duemilaventi” è, tra l’altro, anagramma di “multe e divani”

[2] Abbiamo da qualche anno, come moltissime scuole, la possibilità di inviare mail non solo alla singola persona ma anche a una intera classe, o a tutti i prof di una specifica materia o dipartimento, o a tutti i coordinatori di classe, o a tutti i docenti o, volendo esagerare, a tutti gli studenti dell’istituto!

[3] Fatta eccezione per rare influenze e la schiena! Ma parliamo piano, visto che è più di un anno che non si fa sentire “seriamente” …

[4] coi miei soldini! Niente bonus-docenti per hardware di quel tipo, sostenne il commesso!

[5] Applicazione di Google che permette di creare “ambienti” di condivisione per una sorta di video conferenze.

[6] Come istituto abbiamo deciso di ridurre al 50-60% le ore di lezione “in diretta” così che i ragazzi non debbano fare più di 4 ore al giorno davanti allo schermo, sopperendo al “tempo perso” con invii di materiali da usare “in differita”.

[7] La cui stesura continua a richiedermi tra le 4 e le 6 ore a settimana.

[8] Intanto ho imparato ad usare Google moduli…

[9] Ancora una volta il teatro viene in soccorso alla didattica: soprattutto le lezioni di recitazione televisiva seguite alla Scuola di teatro Colli.

3 thoughts on “Didattica a Distanza: senza guardarsi negli occhi.”

  1. “Perché la formazione non è, senza guardarsi davvero negli occhi.”
    Grazie, condivido tutto! Sono alla secondaria di I grado, ma il mio percorso è stato del tutto parallelo al tuo, compreso l’acquisto di tavoletta grafica!!! Sono davvero sfinita, sarei morta senza le vacanze di Pasqua e ora agogno il ponte del 1 maggio! Non mollo, certo, sprono i miei alunni, cerco di essergli vicina, li seguo passo passo, faccio correzioni puntuali e personalizzate di OGNI compito che mi inviano, gli batto gli appunti che di solito detto in classe perchè solo con il libro non ce la fanno, faccio poche videolezioni perchè tanto non ce la fanno a stare attenti e non riescono durante i miei monologhi a farmi le domande che mi farebbero (o meglio che io li stimolerei a fare!) quando siamo in presenza… Spero davvero che questo possa loro servire a qualcosa, i ragazzi di terza a settembre saranno tra i banchi di nuove scuole… Penso con terrore che qui diventano insistenti le voci di non poter tornare a scuola nemmeno a settembre…
    Va bhe basta, davvero grazie, ci si sente meno soli a sentire storie simili!!!

  2. Come sempre mi faccio un augurio: che le mie figlie abbiano professori così. Incrocio le dita. E grazie per le riflessioni! Ci vediamo presto, alla prossima conferenza

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