Come un pipistrello.

Come un pipistrello.

Un vecchio detto indiano recita: «Prima di giudicar qualcuno cammina tre lune nei suoi mocassini». Secoli dopo il filosofo serbo Thomas Nagel arriverà a “dimostrare” che le scienze fisiche possono spiegare come avviene una determinata elaborazione di una qualsivoglia esperienza ma non possono conoscere e comprendere cosa si prova nel farla. In altre parole, sentenzierà come quanto auspicato dai nativi americani sia impossibile perché è impossibile capire cosa si prova a “camminare tre lune” in mocassini che non ti appartengono.

Per sostenere questa sua tesi, prese ad esempio i pipistrelli (T. Nagel, What is it like to be a bat, Philosophical Review, 63, 1974) che, come è noto, emettono migliaia di impulsi ultrasonici al secondo per orientarsi, evitare ostacoli, sfuggire a pericoli, cacciare. Queste onde ultrasoniche rimbalzano contro gli ostacoli per poi tornare verso il pipistrello che, analizzandole, “vede”. I processi fisici che sottendono a tale capacità sono essenzialmente due: l’effetto Doppler e l’eco.

Il primo permette di capire, analizzando la differenza tra le frequenze degli impulsi emessi e di quelli ricevuti, se l’ostacolo contro cui le onde rimbalzano si sta avvicinando o allontanando e con che velocità.

Il secondo invece permette di calcolare, analizzando il ritardo con cui gli impulsi emessi ritornano indietro, a che distanza è l’ostacolo. La velocità del suono dipende dal mezzo in cui si propaga e dalla sua temperatura. In aria, a temperature “normali”, il suono viaggia circa a 340 m/s. Dato che l’uomo è capace di percepire suoni distinti solo se giungono al suo orecchio separati da intervalli superiori a 0.1 s, per percepire l’eco di un suo grido dovrebbe trovarsi davanti a una parete lontana almeno 17 m (in un decimo di secondo il suono percorre infatti circa 34 metri, da dividere tra andata dell’impulso e ritorno). Per distanze minori, si percepirebbe il classico rimbombo.

Se quindi volessimo orientarci come i pipistrelli, senza andar a sbattere ad ogni piè sospinto, dovremmo vivere in un mondo molto più “ampio” di quello in cui ci permettono di vivere i nostri occhi.

Possiamo spiegare quindi come i pipistrelli riescono a “vedere”, ma l’analisi del suono non ci permette di conoscere cosa si prova. E se anche fossimo in grado di costruire uno strumento che ci renda capaci di farlo, il bagaglio delle nostre esperienze pregresse, come la vista per esempio, interagirebbe irrimediabilmente con la nostra percezione, e dunque non potremmo né comprendere “cosa si prova ad essere un pipistrello” né  tantomeno giudicarlo.

Impossibilità di giudizio e condanna morale dell’altro non ci impediscono però di costruire un complesso di regole e leggi per permettere la convivenza civile.

 

il presente articolo è stato pubblicato sulla rubrica “Fisica? Un gioco.” – Sapere, agosto 2014 – ed. Dedalo

l’immagine è di Sarah Karamzadeh: ex-studentessa, amica, artista di talento, che ringrazio

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